Addio a Chick Corea

Addio a Chick Corea

Ci ha lasciato a 79 anni l’astro del jazz Armando Antonio Corea, per tutti “Chick”, leggendario pianista statunitense orgoglioso delle sue origini italiane, vantando anche avi calabresi. Con Herbie Hancock e Keith Jarrett è tra i massimi pianisti jazz già dagli anni ‘60, quando esordì al fianco di Miles Davis, introducendo l’utilizzo di tastiere elettriche e partecipando alla grande innovazione apportata dal grande Davis, basata su nuove sonorità elettriche e insoliti ritmi per il jazz.

Corea di quel luminoso periodo ricorda: “Ero apprendista accanto a Miles, lo eravamo tutti, l’intera band. Uno dei suoi primi pianisti era Horace Silver, un mentore per me”. Nel 1971 fondò i “Return to Forever”, grande band di jazz-fusion, con la quale ha scritto brani memorabili: “La Fiesta”, “500 Miles High”, “Spain” (con la splendida voce di Flora Purim), quest’ultimo passato tra i jazz standard, con versioni leggendarie di Paco De Lucia, Al di Meola, John McLaughlin, Al Jarreau e Stevie Wonder.

Corea, con il suo sound innovativo, diventò una vera e propria star nell’ambito del jazz elettrico, pur nel rispetto della tradizione del classico, legato anche ad esigenze di comunicazione che la avvicinarono anche al pubblico giovanile più interessato al pop-rock.

Lo ricordiamo in uno splendido concerto a Napoli, all’Arena Flegrea nell’estate 2016, in occasione del compimento dei suoi 75 anni, quando eseguì, in ricordo dell’amico Pino Daniele, la sua “Sicily”, che il compianto “Uomo in blues” aveva riarrangiato ed inciso nell’album “Che Dio ti benedica” (1993), ottenendo anche la Targa Tenco. Corea forse è stato il musicista jazz più premiato, con ben 67 nomination ai Grammy Award e 23 vittorie, a cui probabilmente andranno aggiunte due ulteriori vittorie postume per il 2021, per il brano “All Blues” e l’album “Trilogy 2”.

L’artista, come ha dimostrato nel suo ultimo album “Plays” e in tutta la sua straordinaria carriera, era per una musica senza etichette e senza categorie, spaziando “da Mozart a Monk”, arrivando a Stevie Wonder passando per Scarlatti Gershwin.

Il suo testamento spirituale, come ha ricordato in una sua ultima dichiarazione, è stato quello di portare gioia e creatività in tutto il mondo, con la felicità di aver suonato con tutti grandi amici artisti. L’ultima lezione del musicista che ha regalato al mondo sessanta anni di musica innovativa, emozionante, indimenticabile.

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