Addio a Luis Sepúlveda

Addio a Luis Sepúlveda

Il coronavirus ha portato via un altro grande: Luis Sepúlveda, che si è spento in un ospedale di Oviedo, in Spagna. Primo caso di coronavirus nelle Asturie, colpito assieme alla moglie, Carmen Yáñez, poetessa cilena e grande amore della sua vita, era stato posto in isolamento.

Nato a Ovalle, in Cile, nel 1949, naturalizzato francese, da diversi anni residente in Spagna, a Gijon, è stato scrittore, giornalista, poeta, sceneggiatore, regista, ecologista, attivista per i diritti civili nel suo Paese, che ha abbandonato dopo l’incarcerazione subita da parte del regime di Augusto Pinochet.

Da ragazzo sognava di diventare un calciatore ma l’incontro con Gloria, “la ragazza più bella del mondo”, lo spinse ad abbracciare la poesia, diventando accanito lettore di Garcia Lorca, Antonio Machado e Gabriela Mistral. Iscritto al Partito Socialista, era entrato a far parte della guardia personale di Salvador Allende. Arrestato nel 1973, dopo il colpo di stato di Pinochet, era stato liberato sette mesi dopo, per poi venire nuovamente arrestato e condannato all’esilio. Nel 1979 si era unito alle Brigate Internazionali Simon Bolivar, al fianco dei sandinisti, in Nicaragua.

Intellettuale esule, viaggiatore, instancabile scrittore fiero di dar voce ai senza voce del mondo, ha ricevuto due lauree honoris causa, di cui una conferitagli dalla Università di Urbino, tante onorificenze, scrittore fecondo e di ampio e meritato successo.

Tutti ricordano il tenero, educativo romanzo del ’96, “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, non solo per bambini, come tante fiabe. La bella storia si è trasformata in un film d’animazione per la regia di Enzo D’Alò, un gioiellino. Alla storia della Gabbianella seguono altre due favole: “Storia di un topo e del gatto che diventò suo amico” e “Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà”.

Luis Sepúlveda

Il suo libro d’esordio, “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, dedicato a Chico Mendes, sindacalista, politico e ambientalista brasiliano, ha raccontato i sette mesi che lo scrittore, unitosi ad una missione dell’Unesco, trascorse nella foresta amazzonica con gli indios Shuar. Pochi, come Sepùlveda, hanno saputo far vivere così intense avventure ai lettori, con romanzi quali “Il mondo alla fine del mondo”. La storia, raccontata a bordo di una nave di Greenpeace, organizzazione della quale fece parte negli anni Ottanta, mostra la spietata caccia illegale alle balene. In “La frontiera scomparsa”, raccolta di racconti autobiografici, che iniziano con Luis bambino in compagnia del nonno, passando per Luis giovane comunista affascinato dal Che, fino a Luis che subisce il carcere e le torture, poi Luis viaggiatore ed esule che attraversa l’Argentina, la Bolivia, il Perù, l’Ecuador, la Colombia, Panama prima di giungere all’agognata Martas, in Andalusia, paese di origine della sua famiglia.

Il viaggio è per lui metafora, ricerca interiore, amore per gli affetti e per la propria terra. Le sue ultime opere pubblicato in Italia sono “La fine della storia” e “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”.

Sono morto tante volte – aveva raccontato in un’intervista rilasciata al quotidiano “Repubblica” – la prima quando il Cile fu stravolto dal colpo di Stato; la seconda quando mi arrestarono; la terza quando imprigionarono Carmen mia moglie; la quarta quando mi tolsero il passaporto. Potrei continuare”.

Purtroppo questa volta se ne è andato davvero, cittadino di un mondo che sognava libero e giusto, combattente che non si è mai arreso, mostrando la sua utopia d’amore attraverso preziosi romanzi e favole educative.

 

 

 

 

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