Addio all’anima nera del r’n’r

Addio all’anima nera del r’n’r

Addio a Little Richard, anima nera del R’n’R, classe 1932, che con Chuck Berry, negli anni ’50, è stato il padre dello scatenato genere musicale. Autodefinitosi “architetto del R’n’R”, “The Queen of Rock’n’Roll”, di certo ne è stato il fondatore, l’ispiratore, il leggendario protagonista e autore. Il pubblico lo ha definito “il vero Re del R’n’R”, condividendo lo scettro col mitico Elvis.

Nato a Macon, Georgia, terzogenito di dodici figli, fin da bambino rivela le sue doti artistiche, cantando gospel in chiesa con la famiglia (The Penniman Singers), e suonando con diverse orchestre. Unisce ad una presenza scenica assoluta, un senso del ritmo strepitoso, miscelando boogie-woogie, rhythm and blues, gospel, soul. Suona il piano con furia e canta con uno stile unico, quasi isterica, con toni acutissimi, su un sound velocissimo.

Sfodera un look eccessivo, trasgressivo ed ambiguo, scandalizzando i benpensanti e l’America segregazionista di quegli anni che separava i neri dai bianchi. Come Jerry Lee Lewis suona maltrattando il pianoforte, salendoci sopra e martellando furiosamente i tasti. La sua fortuna nasce nel 1955, registrando a New Orleans, dal mitico produttore Robert “Bumps” Blackwell, un brano che è rimasto nella storia: “Tutti Frutti”, con la sua forza dirompente fatta di “a woop bop a loom a bop a lop bam boom. Tutti frutti!”, destinato a diventare un brano fatto proprio da Elvis.

Tra gli anni ‘50 e ’60 Little Richard incide capolavori quali “Lucille”, “Long Tall Sally”, “Slippin’ and Slidin’”, “Rip It Up”, “Ready Steady”, “Good Golly Miss Molly”. La sua è una vita costellata di follie, colpi di scena, come la conversione religiosa: in viaggio nel ’57 con Gene Vincent e Eddie Cochrain per recarsi in tournée in Australia, abbandona il mondo della musica, diventando il reverendo Richard Wayne Penniman (suo vero nome) in Alabama. Alterna la crisi religiosa con abusi di droga, una vita sessuale complicata e problemi con la legge. Nel ’62, però, torna sui suoi passi e si reca in tour in Germania e in Inghilterra dove i Beatles che lo ammirano divengono suoi supporter ai concerti. “È stato uno dei miei eroi musicali di tutti i tempi” – scrive Ringo Starr che posta una foto con Little Richard circondato dai Beatles. Si raccontano molti episodi sulla vita leggendaria, come quando, in una delle sue conversioni, buttò in un lago tutti i suoi gioielli e come quando licenziò nientemeno che Jimi Hendrix, all’epoca sconosciuto, perché gli rubava la scena… “He was my shining star and guiding light back when I was only a little boy. His was the original spirit that moved me to do everything I would do”. (“Era la mia stella splendente, una guida luminosa quando ero solo un bambino. Il suo era lo spirito originale che mi ha spinto a fare tutto ciò che avrei fatto”), afferma Bob Dylan . “I suoi dischi suonano ancora freschi e i pochi secondi di apertura di Tutti Frutti sono i più esplosivi nella storia della musica”, sostiene Elton John. “Era il vero spirito del rock’n’roll, non ce ne sarà mai un altro come lui”, dice Keith Richards.

Profondo innovatore, costruttore di un genere che ha sfidato l’America conservatrice, che ha ispirato intere generazioni di musicisti a venire, è considerato un genio e un ispiratore da tante star, da Bo Diddley a James Brown, da Otis Redding a Paul McCartney, da David Bowie (“senza di lui non avremmo mai suonato”, disse) a Freddy Mercury, da Bob Seger a Rod Stewart, da Ray Charles a Mick Jagger. Poche, dagli anni ’90, le apparizioni televisive, cinematografiche, live. Rimangono le sue hit famose, il suo stile rivoluzionario che traghetta negli anni ’60, le sue rutilanti esibizioni da eccentrico padre del R’n’R.

 

 

 

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