Alla ricerca della bellezza

Alla ricerca della bellezza

Il regista siciliano Daniele Russo

Il regista siciliano Daniele Russo

In un film del 2011 dell’inglese Steve McQueen, premio Oscar quest’anno per “12 Anni Schiavo”, il protagonista Michael Fassbender si concedeva nel finale una gara di sguardi sensuali prima, e sempre più disturbanti poi, con una giovane passeggera della metropolitana di New York, testimone inconsapevole dell’ossessione patologica forse mai guarita dell’uomo per il piacere fisico. Il film in questione era “Shame”, seconda prova registica di McQueen, e non ci sono dubbi che il nuovo cineasta britannico abbia colto in una singola scena un serio problema della società attuale: la spersonalizzazione dei rapporti umani. Siamo soli nel caos proprio all’apice della socialità virtuale e dell’interconnessione e per forza di cose diventiamo più sensibili a uno sguardo rubato o a un tocco fugace che ci restituiscano il sapore autentico delle relazioni di una volta. Il personaggio “liquido” di Fassbender è sì un uomo piegato dalla sesso-dipendenza e perciò malato, però esprime allo stesso tempo quella ricerca di un’ancora di salvezza in un mondo brutale, sintomo di un bisogno profondo di amore mancato, negato o perduto talvolta lungo il cammino. Un’esigenza di poesia e di bellezza che quotidianamente possiamo sperimentare anche noi sul vagone della metro, durante una lezione universitaria o prima di un colloquio di lavoro in sala d’attesa – e chi non l’ha fatto! – perché nessuno può farne veramente a meno. Non è forse la vista il senso principe da cui scaturisce il desiderio – come indicava Anthony Hopkins alla detective Jodie Foster in un celebre thriller degli anni ’90 – proprio perché desideriamo ciò che vediamo intorno a noi e che cattura la nostra attenzione? Una domanda che deve essersi posto Daniele Russo, giovane ed emergente regista siciliano di cortometraggi che ha pubblicato in rete sul suo canale Youtube un corto intitolato Falling in Love Into the Subway, letteralmente “Innamorarsi dentro la metropolitana”. “Dentro” e non “nella” metropolitana perché l’esperienza che fa vivere al suo protagonista, e che indirettamente suggerisce o ricorda anche a noi, è quella di immergersi nel flusso umano di un giorno qualunque sulla linea 1 di Milano e di lasciarsi rapire dal complice sguardo di una bella ragazza sul treno. Un vagone dove lo spazio sembra annullarsi nella poetica degli sguardi e il tempo potrebbe dilatarsi all’infinito, nel solco della trovata romantica al circo con cui Tim Burton in “Big Fish” ha lasciato il segno evidentemente su tutti noi dieci anni fa. L’ennese Russo, appassionato di temi sociali – e che già in suo precedente lavoro raccontava il bisogno di essere amati di un gruppo di pazienti di un istituto psichiatrico in “Sei personaggi in cerca d’amore”, e in un vecchio progetto per scuole affrontava il disagio giovanile di un adolescente piuttosto “Invisibile” al mondo -, trasforma un non luogo per eccellenza come quello di un’anonima metropolitana in un luogo dell’anima. Dove la quotidianità opprimente, i ritmi sfiancanti di lavoro e la pensosità generazionale si possono sciogliere come neve al sole al semplice gioco di sguardi tra due sconosciuti,“costretti” da una corsa in metrò a confrontarsi col bisogno più sincero e genuino che abbiamo: superare paure e diffidenze reciproche per aprirci al calore dell’incontro umano, anche se fatto solo di sguardi, ai tempi della solitudine degli anni zero. Non importa poi che le porte scorrevoli possano interrompere con voluta e ricercata ironia questo innamoramento estemporaneo: la ricerca di un “anelito invisibile” (che tra l’altro è il nome dell’associazione culturale fondata dal giovane filmaker trentaduenne nella sua nativa Enna) e della dolcezza riposta da sempre in un viso femminile può diventare cifra esistenziale, vero antidoto all’isolamento emotivo di questo tempo. Una riflessione interessante nell’anno della “Bellezza” che è stato questo 2014 per il nostro cinema italiano.

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