Almodòvar e la passione per il teatro

Almodòvar e la passione per il teatro

Dopo il fortemente autobiografico “Dolor y gloria” e il mediometraggio “The human voice” con Tilda Swinton, Pedro Almodóvar torna in sala con la sua ultima fatica, “Madres paralelas”. Presentato in concorso alla 78esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, manifestazione che ha premiato la protagonista Penélope Cruz con la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile, il film riprende molti dei tipici stilemi dell’autore, aggiungendo una cornice storica legata a doppio nodo con l’identità spagnola.

Janis (Penélope Cruz) e Ana (Milena Smit) partoriscono lo stesso giorno nell’ospedale di Madrid. La prima è una fotografa in carriera, che ha deciso di tenere il bambino nato dalla relazione con Arturo (Israel Elejalde), antropologo forense sposato e contrario all’idea di continuare la gravidanza: il loro incontro è avvenuto per il desiderio di Janis di scavare nel sito di una fossa comune nella quale probabilmente è seppellito il suo bisnonno, desaparecido al tempo della guerra civile spagnola; Ana invece è un’adolescente lasciata costantemente sola dai genitori, che si trova a fare i conti con un figlio indesiderato. I rapporti tra le due donne, madri parallele come dice il titolo, sono alla base del film mentre sullo sfondo si muove la storia dello scavo nel paese natio di Janis, che porta il film sui binari della memoria e dell’identità iberica, quella di un paese che mai potrà essere completamente ricomposto senza dissotterrare (letteralmente) il suo passato.

Non ci si può soffermare molto sulla storia di Janis e Ana senza fare rivelazioni fondamentali sullo sviluppo della pellicola, ma si può certo dire che è molto melodrammatica, come spesso nei film di Almodóvar, e che il suo grande talento di scrittore consiste anche nella capacità di gestire con delicatezza le tragedie anche inverosimili di cui si compongono i suoi film. I colpi di scena in quest’opera si susseguono in gran numero, provocando grandi sbalzi emotivi.

La locandina del flm

È presente nell’opera anche la passione del regista per il teatro, nel personaggio di Teresa (Aitana Sánchez-Gijón), madre di Ana impegnata in una tourneé teatrale in giro per la Spagna; dal punto di vista tecnico c’è poi l’uso insistito di una dissolvenza in un certo senso “teatrale”, nella quale viene oscurato lo sfondo e per pochi secondi resta illuminato solo il personaggio in scena: è di grande impatto e molto appagante da vedere. Ciò che è particolare dell’opera però è la cornice storica, per due motivi in particolare: innanzitutto perché dà un senso diverso alla vicenda principale, nella quale Janis, donna che porta sulle sue spalle il peso di un passato di morti e sparizioni, è madre anche di Ana, nella poetica almodovariana, che invece questo passato ignora; e in secondo luogo perché crea forse l’unico effettivo problema all’interno del film, nel suo legarsi, soprattutto sul concludersi del terzo atto, in maniera poco armonica con il resto della narrazione. Ciò non toglie che “Madres paralelas” sia un film da vedere, e al cinema, per seguire l’evoluzione di un autore che ha ancora tanto da dire, e che nonostante il ritorno e il riutilizzo dei suoi classici stilemi non sta smettendo di innovarsi.

 

                                                                                                                                        Angelo Matteo

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