Antonella Capobianco

Antonella Capobianco

Un piccolo thriller dell’anima, coinvolgente e a tratti commovente, animato da un sincero bisogno di raccontare temi dolorosi e vicende d’attualità come l’omofobia e lo scontro tra culture diverse: “Nei Nostri Sogni”, edito dalla romana PAV Edizioni, è il debutto letterario di Antonella Capobianco, napoletana ma torrese d’adozione, che confida autori e generi preferiti insieme alla genesi della sua opera prima”.

Antonella, che stile o genere letterario preferisce?

“Sicuramente i thriller psicologici sono i miei preferiti, senza alcun dubbio”.

Effettivamente “Nei Nostri Sogni”, il suo debutto letterario, ha una vaga atmosfera da thriller intimista, soprattutto in alcuni passaggi importanti. Il libro che invece ha segnato la sua formazione qual è?

“Sono tanti titoli che mi hanno accompagnata, non saprei quale scegliere o nominare.

Autore o autrice preferito?

“Mi piace molto Isabel Allende. Ma il mio mito rimane Oriana Fallaci, che ho apprezzato e stimato da sempre”.

“Si è ispirata a una di loro per “Nei Nostri Sogni”?

“Forse inconsciamente avrò sicuramente subito l’influsso delle tante letture fatte nella mia vita, ma coscientemente dovrei dire di no”.

La scrittura del suo romanzo è asciutta, a tratti persino brutale (in particolare nella descrizione della morte di Emma, la protagonista), e allo stesso tempo ricca di descrizioni, esplorazioni dei sentimenti e de sogni stessi. Come ha impostato il lavoro, ha seguito dei consigli, o semplicemente l’istinto?

“Ho cominciato a scrivere la storia seguendo l’istinto e senza chiedere alcun consiglio. Ho costruito l’intreccio, i personaggi e le descrizioni senza seguire nessuno schema, solo guidata dall’istinto citato poco fa”.

Come è nato “Nei nostri sogni”? Cullava da tempo l’idea del libro?

“Nei Nostri sogni” è una sintesi fantasiosa della vita e l’ho scritto quando ho sentito il bisogno di farlo, senza alcun’ idea pregressa”.

Età in cui ha cominciato a scrivere e, se ce ne sono e ne ricorda, titoli dei primi scritti, delle sue storie o racconti.

“Ho cominciato a scrivere da ragazzina e i miei scritti sono stati sempre molto drammatici, a volte così perturbanti che ho sentito l’esigenza di distruggerli. L’unico che ho conservato è un racconto che riguarda una mia dolorosa vicenda personale, ma ancora senza titolo”.

L’augurio è che questo racconto prima o poi vedrà la luce letteraria.

 

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