Bruciati, nel corpo e nell’anima

Bruciati, nel corpo e nell’anima

Il 3, 4 e 5 maggio 2019 è andato in scena al Teatro ZTN di Napoli, Bruciati, la pièce di Antonio Mocciola per la regia di Stefano Ariota; assistenti alla regia Massimo Di Stasio e Marco Gremito; protagonisti Marina Billwiller, Ivan Improta e Simone Alfano.

L’autore, fervido scrittore e giornalista, drammaturgo, da sempre si batte contro l’omofobia, l’ipocrisia, il perbenismo, come dimostra il suo bel libro fotografico “Addosso. Le parole dell’omofobia”, che mostra corpi nudi di uomini e donne che recano impresse 111 frasi omofobe, tratte dal vasto campionario di politici, ecclesiastici e noti personaggi – frasi violente e pericolose, come mostra la deriva di certa politica di quest’epoca triste.

“Bruciati” racconta, attraverso un ménage familiare stanco e ipocrita, la vita impossibile di chi soffoca il proprio essere, i propri sentimenti. Anna e Ilario sono sposati e hanno un figlio, Andrea. La coppia trascina penosamente i giorni: Anna, ormai compenetra nel proprio ruolo di moglie-madre-casalinga perfetta, non fa che pulire la casa – negazionista: il suo mondo crolla e lei preferisce non vedere. Facile ma devastante la finzione di un mondo perfetto nel quale sfornare biscotti e preparare ogni cosa a puntino – i ruoli costruiti da altri per noi, una gabbia, una prigione.

Ilario, più lucido, soffre altrettante pene, costretto a nascondere la propria omosessualità e il suo amore per Marco. Ilario e Marco, innamorati, vivono di incontri clandestini in stanze d’albergo, nei ritagli di tempo, poiché Ilario non ha il coraggio di lasciare la moglie ma soprattutto teme le conseguenze che ricadrebbero su Andrea. La situazione è esplosiva, non può che sfociare nel dramma ben messo in scena dalla regia, dagli interpreti, in primis Marina Billwiller, completamente calata nel personaggio, nella sua nevrosi ossessiva, nell’autodistruzione, nella negazione dell’omosessualità di marito e figlio, della morte della madre, nelle confessioni allucinatorie al parroco.

Intensa la scena d’amore tra i due uomini che mettono a nudo corpi e anime, passione e dolore. Volutamente scarno l’arredo scenico di Tullio Pojero, per far parlare le emozioni, i corpi. “Bruciati” è un “carillon dark”, per dirla con Mocciola che riproporrà lo spettacolo ad Ischia, dove un ragazzo si suicidò perché vittima di bullismo omofobo – uno dei tanti, perché più fragili e lasciati soli. Il teatro mette a nudo e cura le ferite dell’anima.

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