Bruno Persico

Bruno Persico

L'ensemble in concerto

L’ensemble in concerto

Pianista, compositore, arrangiatore, docente, tanti album e concerti internazionali all’attivo, Bruno Persico alterna l’attività didattica del suo Centro di Formazione Musicale di Napoli con quella concertistica. Dal tocco elegante, personale, spazia con talento dalla musica jazz alla classica. Hanno avuto il plauso della critica i suoi album più recenti, “Pneuma” e “Lady ‘900”. Il suo ultimo evento ha coinvolto molti maestri del liceo Margherita di Savoia.

Come nasce il progetto che avete proposto all’istituto, Napoli South Side Story?

“Più che proposto, il progetto nasce al Margherita di Savoia, poiché quello che contraddistingue l’ensemble è che è costituito da tutti Maestri del Liceo Musicale, ovvero Claudio Borrelli percussioni, Enzo Amato chitarra, Angelo Greco clarinetto, Valerio Mola contrabbasso, Luca Martingano corno, Nicola Orabona fagotto, Edoardo Ottaiano flauto, Edoardo Converso mandolino, Io e Lucilla Stano pianoforte, Attilio Foglia sassofono Vincenzo Leurini tromba, Vezio Jorio viola, Concetta Iacono violino e Antonello Grima violoncello. Napoli South Side Story è chiaramente riferito a West Side Story di Leonard Bernstein. Napoli e Sud vogliono indicare la nostra matrice e la nostra cultura musicale che hanno caratterizzato il progetto sia come nascita geografica che come timbrica con la presenza del mandolino”.

Bruno Persico

Bruno Persico

In programma un raffinato repertorio, da Bernstein a Gershwin passando per tue composizioni: si tratta di rivisitazioni fedeli delle partiture originali o di riletture vere e proprie?

“Ho trascritto per l’ensemble dei docenti i famosissimi Tonight, Maria, One Hand One Heart, Somewhere, Scherzo, Mambo e America, arrangiandoli però in chiave concertistica ed introducendo dei momenti improvvisativi. Una semplice trascrizione avrebbe inevitabilmente impoverito i capolavori di Bernstein, e quindi ho preferito “metterci mano” cercando di mettere in luce tutte le sonorità che ho avuto a disposizione, dando modo ai musicisti e colleghi di esprimere il loro virtuosismo.

La prima parte del programma invece prevede tutti brani solistici, anche qui per mettere in luce i singoli strumenti e docenti, ed ho utilizzato sia classici standard come Billie’s Bounce e The Man I Love, che brani miei tratti dal mio disco Lady ‘900, come Lady D, Luci e Suoni Esposti. Il divertimento e la ricerca sono stati nell’ associare brani con caratteristiche del linguaggio jazz a strumenti poco usati in questo genere come il corno o la viola e il violoncello. Inoltre ho orchestrato un altro brano del mio disco, Annunzia, che in origine era per piano solo, per questo particolare ensemble affidando al mandolino la linea tematica. La soddisfazione è stata di aver valorizzato questo strumento che troppo spesso è associato solo alla musica popolare o a ensemble di soli plettri o archi. Il connubio tra la sonorità del mandolino e quella ad esempio egli ottoni è stata quantomeno interessante”.

Da sempre alterni classica e jazz: possiamo dire che non esistono steccati nella buona musica?

“Certo! Ogni genere e linguaggio musicale ha un sua peculiarità. Il jazz si fonda sull’improvvisazione ma spesso manca di struttura formale. La musica classica ha una solida architettura formale ma manca di spazi improvvisativi. Ho semplicemente cercato di unire le due caratteristiche, cosa che tra l’altro esisteva già quando la musica classica veniva concepita. Basta ricordare le “cadenze” dei concerti o il basso continuo della musica barocca”.

Dalla tua scuola escono allievi preparati e fortemente motivati: la formazione è fondamentale per ogni tipo di musica.

“La formazione, unita alla continua ricerca, è alla base di ogni arte. Un percorso accademico però è insufficiente se a questo non si aggiunge la determinazione a esplorare e scoprire la propria personalità musicale. Io dico ai miei allievi che un conto è il “mestiere” del musicista e un conto è l’arte. Conoscere il “mestiere” è fondamentale, bisogna impadronirsi della tecnica strumentale, della lettura, della armonia e della capacità di variare gli elementi oltre a conoscere un vasto repertorio che spazi nei diversi generi e linguaggi della musica, per poi arrivare al punto di riuscire a comunicare con l’ascoltatore ed essere inconfondibili nel creare un’emozione. Solo a quel punto si è raggiunto lo status di artista”.

 

 

 

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