Canio Loguercio a Sala Ichòs

Canio Loguercio a Sala Ichòs

Sabato 6 novembre 2021, alle ore 21, nell’accogliente Sala Ichòs del quartiere napoletano San Giovanni a Teduccio, il cantautore Canio Loguercio sarà in concerto per raccontare, con stile unico e intimo, il suo prezioso repertorio di canzoni, appunti, memorie e classici interpretati con un filo di voce, emozionante sussurro poetico. Musicista, poeta, performer e architetto, lucano di nascita e napoletano d’adozione, cesella le canzoni napoletane, inconfondibile di narratore di sentimenti, senza acuti, senza gorgheggi, sussurrandole per restituirne l’essenza poetica. La sua “Maruzzella”, voce e chitarra, è un recitato intimo e impalpabile, così come emozionante è la sua “Amaro ammore”, interpretata con archi e fiati. Il suo album “Canti, ballate e ipocondrie d’ammore” ha ricevuto la Targa Tenco come miglior album in dialetto del 2017.

Ai lettori di NT racconta il suo spettacolo.

Sabato prossimo sarà in concerto in un teatro intimo che ospita sempre spettacoli di livello: cosa proporrà al pubblico?

“Sono già stato a Sala Ichòs e torno volentieri: vengo in buona compagnia, saremo in sei. Stretti ma nel rispetto del distanziamento, mi accompagnano Giovanna Famulari al violoncello, Luca De Carlo alla tromba, Massimo Antonietti alle chitarre, Bruno Zoia al contrabbasso, Luca Caponi alla batteria. Con questo nuovo gruppo presentiamo brani tratti dai miei dischi precedenti e dall’ultimo album, “Ci stiamo preparando al meglio”. In questa sorta di viaggio ripercorro le mie storie, la mia vicenda musicale. Il cd era pronto da un anno ma, causa Covid, la presentazione ufficiale è addirittura prevista il 19 novembre all’Auditorium di Roma. L’album è pubblicato da “Squilibri Editore”, piccola casa editrice indipendente di Mimmo Ferraro, professore di filosofia che si è occupato di musica popolare e oggi anche di una collana di poesia”.

Dedica idealmente lo spettacolo a Sala Ichòs a Franco Cassano, il padre del pensiero meridiano: quando si parla di Sud vengono fuori solo stereotipi.

“Sì, è così; la vicenda di Mimmo Lucano la dice lunga. Non entro in merito alla questione giudiziaria ma credo che la provocazione di Lucano sia stata quella di ripopolare i piccoli centri. La politica non ha saputo cogliere questa opportunità”.

Fa buon gioco di squadra con musicisti di diversa formazione, anche se la musica è fluida, supera i generi: “Mia cara madre”, che lancia un messaggio di accoglienza verso gli immigrati, si è avvalso del contributo di “Casbah”; in “Kufia” cantano bimbi palestinesi; in tanti brani suonano vari jazzisti: Bruno Tommaso, Paolo Fresu, Maria Pia De Vito.

 “Sì, mi piace fare gioco di squadra; il 4 maggio, data di uscita dal lock down, presentai “La Compagnia”, di Lucio Battisti, e suonava con me tanta gente come si vede nel video di Matarazzo. Il mio motto è il proverbio africano: se vuoi andare lontano vai insieme agli altri. Sono un artigiano delle note e delle parole, scrivo “a sentimento” e tutti i miei amici musicisti lavorano con me per fare insieme delle cose, nella fluidità di un progetto.

E’ stato regista e autore di programmi radiofonici al fianco di poeti e scrive versi: quale il futuro della poesia? Il mondo è capace di apprezzarla in un’epoca di barbarie?

 “Sì, la gente ha tanta voglia, ha necessità di poesia, non di quella banale, ma di quella che nasce dallo studio, dall’approfondimento, dall’attribuire il giusto valore alla parola. Si impiega tempo per lavorare sulla parola giusta! Per alcuni la poesia è musica; lo è anche ma è anzitutto parola, è la storia dell’umanità e di ognuno di noi. Nell’epoca di Facebook tutto è un po’ banalizzato. L’arte, la cultura hanno bisogno di un confronto continuo, di sguardi, di più contributi, di diversità”.

suo ultimo album “Ci stiamo preparando al meglio” (Squilibri Editore), disponibile in formato cd nei negozi tradizionali e negli store digitali, col suo nuovo spettacolo e una nuova band.

(La foto è di Marcello Merenda)

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