il canto di D’Angelo

il canto di D’Angelo

d'angelo

Nino D’Angelo

Io sono solamente un fan che ha deciso di cantare le sue canzoni”, questo il punto dal quale partire per comprendere l’omaggio che Nino D’Angelo ha dedicato, più col cuore che con la voce, al teatro Trianon-Viviani di Napoli a Sergio Bruni. Proprio questa precisazione che l’ex caschetto ha voluto sottolinerare offre un valore maggiore ad un’operazione coraggiosa che, nella gremitissima platea del Teatro del Popolo, assume, spesso, anche i contorni di una salsa etnica che non disgusta affatto.

Massima attenzione solo per la canzone, soprattutto nelle battute iniziali, e solo a metà del primo tempo,  spazio anche per i colori o qualche semplice coreografia. Il testo, insomma,  giustamente al centro dell’attenzione così come gradiscono i puristi.

Sfilano così una dopo l’altra, “Mierolo affurtunato”,”Vieneme ‘nzuonno”, “‘Na bruna”, “Napule e’ una”,”Amaro e’ ‘o bene”, ”Palcoscenico”, “’O  Vesuvio”, tutti brani anche inseriti nel cd che i bruniani stanno facendo andare letteralmente  a ruba, fino a giungere a quel secondo tempo dai contorni più classici con i ritmi e le melodie disegnate dall’orchestra del maestro Enzo Campagnoli.

La Voce di Napoli finalmente ricordata nel cuore pulsante di quella città “rosa, preta e stella” che con facilità relega al silenzio anche i suoi grandi figli. Un “sogno che si realizza” e che da tempo ci si attendeva senza artifizi o edulcorazioni mediatiche che Nino poco preferisce, rimanendo fedele a quel “Chiappariello”  che vale molto di più di qualsiasi studio sociale.

Il resto scivola via tra aneddoti, un medley di brani ed un filmato che ci concede di ascoltare il Maestro e l’orgoglio per quegli scugnizzi non più carnefici ma eroi delle Quattro Giornate: per favore, – è l’appello dell’artista – tutto questo “Napule nun t’’o scurdà”.

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