Centenario per Manfredi, icona del cinema italiano

Centenario per Manfredi, icona del cinema italiano

È difficile per un attore o un uomo di spettacolo diventare un volto noto, quasi familiare per gli spettatori. È ancora più difficile restarlo per decenni, non tradendo mai se stessi e la propria arte. Eppure è quello che è riuscito in maniera quasi naturale a Nino Manfredi, dotato non solo di uno spiccato talento attoriale, ma anche della rara capacità di creare in poche mosse una profonda intimità con lo spettatore.

Esponente di quella generazione di “grandi” quali Gassmann, Tognazzi, Sordi, Mastroianni, avrebbe compiuto cento anni il 22 marzo 2021. Per il centenario della sua nascita sono state molte le manifestazioni dell’affetto ancora vivo per questo grande interprete attraverso film e spettacoli televisivi. Tra i tanti è stato mandato in onda per la seconda volta sulla Rai “In arte Nino”, un film biografico a lui dedicato e diretto dal figlio Luca, in cui Manfredi è interpretato da Elio Germano. La pellicola ripercorre i primi anni di carriera dell’artista, in cui provò a emergere sulla scena nazionale, trovando in primo luogo l’opposizione della famiglia.

Manfredi infatti da giovane, benché volesse seguire il percorso artistico, fu costretto a laurearsi in giurisprudenza. Ciò non cambiò però il suo destino e sin dal ’47 solcò i palcoscenici teatrali, riuscendo ad ottenere notevole successo: nel ’52, arrivò addirittura a recitare con Eduardo De Filippo. In questo primo periodo dunque il cinema non fu la sua principale occupazione, benché cominciasse a collezionare già numerose parti sul grande schermo.

Una scena di “Brutti sporchi e cattivi”

La svolta della carriera arriva nel 1959, quando nella trasmissione “Canzonissima” si fa conoscere dal grande pubblico, e riesce a procurarsi una parte in “Audace colpo dei soliti ignoti” di Nanni Loy, seguito del premiatissimo “I soliti ignoti”, distribuito nel 1960. Dello stesso anno è “L’impiegato”, primo suo ruolo cinematografico da protagonista assoluto, che lo lancia come uno dei volti della commedia all’italiana. E forse proprio in questo tipo di film Manfredi raggiunge la sua dimensione artistica più grande, nella rappresentazione di una nazione intera attraverso un genere cinematografico che ancor oggi fa scuola. Abbondano le collaborazioni con grandi registi come Dino Risi, Vittorio De Sica, Ettore Scola (per cui firma una leggendaria interpretazione in “Brutti, sporchi e cattivi”). Ha lavorato in molti film che sono entrati nella storia del cinema italiano, come “C’eravamo tanto amati” o il magnifico “Il giocattolo”, riuscendo anche a sperimentare attraverso il suo ruolo. D’altra parte egli stesso dichiarava: “Io ho sempre scelto film difficili. Se non sono difficili, non mi stimolano”. Riusciva così a sfidare lo spettatore conservando la sua intima naturale popolarità.

Ne è una prova il suo esordio registico, “Per grazia ricevuta”, pellicola dal tema delicatissimo e complesso, che ancora oggi è uno dei film italiani dal maggior incasso. È forse stata questa la più grande virtù di Nino Manfredi, riuscire a restare in equilibrio tra una natura popolare (che ha regalato interpretazioni eterne, come quella di Geppetto nel “Pinocchio” di Comencini) e una natura più autoriale e raffinata.

 

                                                                                                                                              Angelo Matteo

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