Covid 19: muore anche Lee Konitz

Covid 19: muore anche Lee Konitz

Il coronavirus ha portato via un altro big: a 92 anni è morto ieri  Lee Konitz, stella del jazz mondiale da tempo di casa in Italia. Sassofonista e compositore, nato a Chicago nel 1927, è morto ieri a New York. Conosciuto per il capolavoro “Birth of the cool”, del 1950, l’album pietra miliare della musica jazz, era uno degli ultimi fuoriclasse: Miles Davis, Ornette Coleman, Charlie Mingus, Lennie Tristano, Michel Petrucciani, Paul Bley, Dave Brubeck, Gerry Mulligan, Stan Kenton, Max Roach e Bill Frisell, con i quali Konitz aveva suonato. Settantacinque anni di grande jazz, attraversati con eleganza e pacatezza, con classe d’altri tempi.

Da ragazzo iniziò a suonare, da autodidatta, la fisarmonica e il clarinetto, per dedicarsi poi all’amato sassofono contralto, arrivando anche al sax tenore, al sax elettrico, al flauto. Il suo primo lavoro importante è con l’orchestra diretta da Teddy Powell, introdotto dal mitico pianista Lennie Tristano, suo mentore. Suona nelle orchestre di Jerry Wald, Stan Kenton, Claude Thornhill, conoscendo e creando una forte intesa con Miles Davis e Gil Evans. Con Miles Davis realizza il capolavoro “Ezz-thetic”, scritto dal pianista, compositore e teorico della musica George Russell.

Instancabile, ispirato, Konitz sperimenta ed esplora, suonando in trio, in duo, suonando come “freelance” con tanti ottimi musicisti e compositori, per resistere al richiamo dell’industria discografica. Dopo l’orchestra entra a far parte del “combo” di Lennie Tristano e, in seguito, della band di nove musicisti diretta da Miles Davis.

Erano gli anni della rivoluzione nel jazz, con il “cool”, il “modale”, il “bebop”, l’ “hard-bop”, la “fusion”, anni nei quali brillano dischi come “Kind of Blue” di Miles Davis (1959), imprescindibili pietre miliari nella storia del jazz. Così come l’album “Birth of the Cool”, di Miles Davis (1957), registrato con un atipico “nonetto” che raggruppava tutte star: con lui suonavano Miles Davis, Gil Evans, Gerry Mulligan, John Lewis, Max Roach. Konitz, sax contralto per eccellenza del cool jazz, vanta una timbrica unica e un’ottima capacità improvvisativa, un suono morbido e “freddo” solo concettualmente, nel rigore assoluto, caldo nella vibrante esecuzione.

Di casa all’Umbria Jazz Festival, in Italia ha collaborato con alcuni dei nostri migliori jazzisti: Enrico Rava, Renato Sellani, Stefano Bollani, Franco D’Andrea, Stefano Battaglia, Franco Cerri, Enrico Pieranunzi, Giorgio Azzolini, Glauco Venier, Ornella Vanoni, con l’orchestra veneziana “Il suono improvviso”.

Con la Vanoni (duettarono nel brano “Ma l’amore no”) registrò l’album “Ornella &…” negli Stati Uniti, nel 1986, nel quale suonarono Gil Evans, Herbie Hancock, Ron Carter, George Benson, Michael Brecker e altre star.

In un libro intervista, “Lee Konitz. Conversazioni sull’arte di improvvisare”, spiegò: “Se la musica arriva con chiarezza a persone che la possono sentire e possono reagire, allora credo di aver perseguito e ottenuto un risultato etico”. Strepitosi i concerti caratterizzati dalla sua personalità forte, imperdibili i suoi album che raccontano tante decadi di jazz divino.

 

Lee Konitz (foto di Pietro Previti)

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