Cultura, furbizia e risate a Spaccanapoli

Cultura, furbizia e risate a Spaccanapoli

La Stagione del Teatro Sannazaro di Napoli ha aperto con “Spaccanapoli Times”, lavoro scritto e diretto da Ruggero Cappuccio, interprete con Giovanni Esposito, Gea Martire, Marina Sorrenti, Ciro Damiano, Giulio Cancelli. La vetusta abitazione della famiglia Acquaviva si trova a Spaccanapoli, nel centro città, e le sapienti scene immaginate da Nicola Rubertelli mostrano, con pochi surreali elementi, lo stato di abbandono nel quale versa la casa, una modernità “vuoto a perdere”, come le bottiglie di plastica che compongono le pareti. Giuseppe, lo stesso Cappuccio, il primogenito, stravagante filosofo, è uno scrittore che pubblica le sue opere in anonimato, vivendo sui binari della stazione di Napoli – personale forma di resistenza contro la stupidità del male e l’ignoranza. Convoca i tre fratelli per prepararli ad un evento che ne sconvolgerà le vite. Romualdo (Giovanni Esposito) è l’artista di famiglia; dipinge ma ha perso tante occasioni per realizzarsi e diventare celebre. Gennara (Marina Sorrenti) è perseguitata dagli incubi e vede il defunto marito. Gabriella (Gea Martire), infine, vive diversi amori nonostante la sua maturità, con incoscienza giovanile.

Come sempre, il testo di Cappuccio è intessuto di una lingua colta, ricca di rimandi e citazioni che triturano filosofia, psicoanalisi, letteratura, diversi generi teatrali che affondano le radici nella più completa tradizione popolare, passando per Eduardo, La Capria, Muti, Rosi, Patroni Griffi e arrivando a Beckett, lingua che diviene una partitura musicale ricca di armonie e dissonanze, con imprevedibili risvolti poetici e comici.

Spaccanapoli Times indaga sul mondo dell’esilio – afferma Cappuccio – due sono i tipi, quello di chi è trasferito altrove e quello di chi è condannato a rimanere in un luogo nel quale non si può vivere bene. Assistiamo a una deportazione di massa attivata da menti intelligenti attraverso i mezzi tecnologici. Difficile non soggiacere”.

I fratelli si raccontano, in attesa della visita dello psichiatra dell’Asl che dovrà confermare la loro invalidità con conseguente pensione. Momenti surreali e parentesi esilaranti cancellano, per pochi istanti, il disagio, le ferite inferte da un’epoca crudele, vuota, troppo superficiale per i fratelli. Forse, i veri pazzi sono quelli “fuori”, incapaci di leggere una diversità come forma di resistenza all’inaccettabile conformismo delle menti ed alla triste banalità del quotidiano. Tra le sue citazioni, Giuseppe nominerà un certo Don Gerardo che tanto si è speso per il sapere, per un futuro migliore… Attori di talento, in grande armonia; belli i costumi di Carlo Poggioli, le musiche di Marco Betta, il progetto luci dell’aiuto regia Nadia Baldi.

 

 

 

 

 

 

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