Dave Franco esordisce con un film horror

Dave Franco esordisce con un film horror

Sulla piattaforma streaming Prime Video è stato distribuito il 10 marzo 2021 l’esordio da regista di Dave Franco, l’horror “The rental”. Il film negli USA è stato distribuito (poco, a causa del covid) già nel 2020, e solo in questo periodo è arrivato in Italia.

Nonostante la fama del regista, già attore affermato e fratello di James Franco, “The rental” è infatti un film piccolo, in cui vengono sfruttati alcuni stilemi classici dell’horror, e cioè un’unica ambientazione e pochi personaggi, per contenere il budget e creare allo stesso tempo una divergenza tra ciò che lo spettatore si aspetta e ciò che la pellicola effettivamente offre.

Il film infatti ha un incipit più che classico: due coppie, formate da due fratelli e rispettive moglie e fidanzata, decidono di affittare per un weekend una meravigliosa villa in riva al mare. Il rapporto tra Charlie, il maggiore, interpretato da Dan Stevens, e Mina, interpretata da Sheila Vand e fidanzata nella pellicola con Josh, il fratello minore, è da subito ambiguo: non solo soci in affari, ma anche amici molto stretti, forse troppo.

Queste particolari dinamiche relazionali permettono al film di tenere un andamento inconsueto. Rifiuta infatti a lungo di incanalarsi sui binari classici del genere e lascia spazio al cast (completato da Alison Brie, volto della moglie di Charlie, e Jeremy Allen White) per dare corpo ai personaggi ed esprimere a pieno l’ambiguità (e l’orrore) dei loro rapporti. In questo si vede chiaramente l’apporto della penna di Joe Swanberg, co-sceneggiatore del film con Franco, e noto per i suoi contributi nel cinema indipendente americano. Ciò che è unico del film, e che lo rende tanto peculiare e tanto bello, è la capacità di non scindere nettamente questa parte dalla successiva, più marcatamente horror, ma di riuscire a produrre tensione attraverso il personaggio del fratello del proprietario, locatore della villa, e l’uso di semisoggettive che lasciano comprendere quando i protagonisti siano osservati.

In un film in cui nulla è come sembra e gli stessi personaggi lo notano a più riprese, il regista gioca con ciò che lo spettatore lecitamente si attenderebbe dal genere, e riesce a caricare di tensione un luogo o un personaggio innocuo per poi colpire con i suoi tempi e le sue modalità. Certo per un’esordiente questa non è cosa da poco, e anzi il particolare ritmo del film sembra razionalmente scandito dal regista per dare nuovo tempo all’orrore, ormai sempre più standardizzato e quindi prevedibile.

In questo ha la collaborazione fondamentale del direttore della fotografia Christian Sprenger, che è bravissimo nel rendere una villa stupenda un luogo ricco d’ombre e tanto adatto al genere della pellicola. Un’ulteriore menzione, sotto il punto di vista tecnico, va fatta al comparto sonoro: in un horror la colonna musicale prende quasi sempre la scena, grazie alla capacità di gestire, praticamente da sola, l’emozione dello spettatore. In “The rental” anche i suoni del cellulare dei personaggi arrivano ad essere punti fondamentali della trama, facendo un utilizzo intelligente degli strumenti che fanno parte della vita quotidiana di chiunque. L’orrore, si sa, è nel quotidiano e riuscire a trasporlo anche nelle piccole cose è segno di grande abilità.

In conclusione, va fatta una riflessione su ciò che non fa parte propriamente del film: nel 2020 la casa di ognuno è diventata un rifugio e una prigione allo stesso tempo. Pur ideato prima della pandemia, “The rental” è riuscito a cogliere questo sentimento e a renderlo film. Questo lo rende senz’altro meritevole di una visione.

Angelo Matteo

                                                                                                                                

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