De Piscopo cinquant’anni dopo

De Piscopo cinquant’anni dopo

Tullio De Piscopo

Tullio De Piscopo

Come festeggiare cinquant’anni di carriera? Nel caso di Tullio De Piscopo con un triplo album, “50. Musica senza padrone – 1965/2015” e con concerti live che mostrano tutta la sua energia e bravura. Il celebre batterista e compositore approda con il suo tour, “Tullio De Piscopo & Friends – Ritmo e Passione”, all’Augusteo di Napoli, teatro a lui caro che negli anni ‘40 è stato calcato dal padre, batterista e percussionista, uno dei più famosi arrangiatori e direttori d’orchestra della canzone napoletana. Con lui una formidabile band: Bruno Manente, Domenico Basile, Paolo Pelella, Carlo Salentino, Luigi Di Nunzio. Alle tastiere, l’amico di sempre che ha saputo far ottimo gioco di squadra con lui e Pino Daniele: Joe Amoruso. S’inserisce con grande classe e duetta o canta da solista l’ottimo rapper Ivan Granatino, in perfetta sintonia con Tullio che intercala, per la gioia del pubblico che canta e balla, vecchi e nuovi successi.

Quasi un concerto nel concerto il bell’intervento della Nuova Compagnia di Canto Popolare, composta da Corrado Sfogli, Fausta Vetere, Gianni Lamagna, Michele Signore, Marino Sorrentino, Carmine Bruno, Pasquale Ziccardi. “Si tratta – spiega De Piscopo – del più grande gruppo di musica napoletana, apprezzato per il suo spessore e la sua vitalità in Italia e in tutto il mondo. Con loro ha inizio la storia di tutto il nostro Napule’s Power. Solo loro oggi possono cantare le canzoni di Pino, anche grande cantante”.

E non può che regalare perle come Stop Bajon, scritta con Pino al quale dedica il suo tour, E allora e allora, Qui gatta ci cova, Pummarola blues, la richiestissima Andamento lento, alternate agli inediti Canto d’Oriente, Funky virus (il computer…), Destino e speranza, dedicato al Nero a metà, amico di una vita e compagno di mitici concerti.

All’inizio è stato difficile, – afferma De Piscopo ricordando la lunga gavetta – a Milano mi chiamavano “Uè tarantella”. La tarantella ha insistito. Non mi sono lasciato andare, sono andato avanti per la mia strada. Attraverso le mie origini ho trovato la mia personalità nel mondo così difficile della musica. Napoli, la nostra tarantella, la nostra scala melodica, ce l’abbiamo solo noi. Grandi musicisti come John Coltrane si sono affidati a questa scala melodica napoletana”.

Un rutilante concerto fatto di energia e cuore, spaziando dal jazz al pop, dalla musica più classica a quella moderna. Grande anima mette Joe Amoruso nel suo omaggio a Pino così come la Nuova Compagnia nel cesellare Terra mia. E ancora ritmo per abbracciare il numeroso pubblico fatto anche di parenti, amici, fan scatenati, per ricordare quel “mascalzone latino” dal quale, idealmente, non si è mai separato, grande frontman che sa fare, come pochi, magnifico gioco di squadra.

 

 

 

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