Ditegli sempre di sì

Ditegli sempre di sì

Debutta a Napoli, al Teatro Diana, Ditegli sempre di sì di Eduardo De Filippo, per la regia di Roberto Andò e la produzione di Elledieffe/Compagnia di Teatro Luca De Filippo (diretta da Carolina Rosi) e Fondazione Teatro della Toscana.

Un cast eccellente capitanato da Gianfelice Imparato, nel ruolo del protagonista Michele Murri, con Carolina Rosi, nel ruolo della sorella di Michele, Teresa Lo Giudice, Edoardo Sorgente, Massimo De Matteo, Federica Altamura, Andrea Cioffi, Nicola Di Pinto, Paola Fulciniti, Viola Forestiero, Vincenzo D’Amato, Gianni Cannavacciuolo, Boris De Paola.

L’opera, uno dei primi testi di De Filippo, scritta nel 1925 e poi ritoccata dall’autore fino a un’edizione televisiva del ‘62, affronta per la prima volta nel mondo drammaturgico eduardiano, il tema della follia. Qual è il confine tra disagio mentale e salute? Chi sono i “pazzi” e come si reinseriscono nella vita familiare, sociale, dopo la casa di cura? Gianfelice Imparato, che aveva già rivestito il ruolo del protagonista nell’edizione del ‘97 diretta da Luca De FIlippo, incarna la lucida follia di chi attribuisce il giusto peso alle parole, perché le parole sono pietre, che prende alla lettera metafore e modi di dire, creando in tal modo il caos. Se la visione registica di Luca era più sopra le righe, grottesca, qui invece, come spiega Rosi, lo stile è paradossale, più metafisico. La comicità, per il regista, deriva dalla scrittura. Andò ha mostrato la solitudine, la diversità, il disagio, con tutti i personaggi in scena affetti da lievi disturbi. Ben costruita la figura di Teresa, sorella di Murri, vedova, che decide di dedicarsi alla cura dell’amato fratello appena uscito dal manicomio. Il luogo della messinscena, immaginata da Gianni Carluccio, “è il tipico interno piccolo-borghese di Eduardo, il salottino, e subito diviene lo specchio scheggiato della follia del protagonista”, con evidenti richiami al manicomio, con il divano simile ad un letto di contenzione, i corridoi, il dottore in camice da ospedale. “Tra porte che si aprono e si chiudono, equivoci, fraintendimenti, menzogne, illusioni, bovarismi – spiega Andò – lo spettatore si ritrova in un clima sospeso tra la surrealtà di Achille Campanile e un Pirandello finalmente privato della sua filosofia, irresistibilmente proiettato nel pastiche”. Per dirla con il genio di Thomas Bernhard – conclude il regista – ci si pone la domanda “è una commedia? È una tragedia?”. Commedia “dolorosa”, caustica, surreale, farsesca, fa ancora riflettere sugli schemi, le convenzioni alle quali, nostro malgrado, ci adattiamo per vivere, tra sogni, illusioni, equivoci, soprattutto ruoli da sostenere. Non a caso aprono e chiudono il dramma le note dell’ouverture de “La forza del destino” di Giuseppe Verdi. Belle le scene e le ludi di Carluccio, i costumi di Francesca Livia Sartori, la regia, “affidata alla sensibilità e al rigore” di Andò.

Bravi gli attori, in primis Gianfelice Imparato, che emoziona, diverte, commuove, attore di razza che incarna la più nobile tradizione teatrale spaziando dai classici al teatro contemporaneo, anche autore e regista e interprete di fiction di successo e di pellicole d’autore. Diverso il registro di Carolina Rosi, più distaccata e drammatica nel grande affresco corale; molto bravo Edoardo Sorgente nel ruolo di Luigi Strada, inquilino di Teresa. Lunghi applausi alla prima.

Repliche fino a domenica 24 novembre.

La foto è di Lia Pasqualino

 

 

 

 

Share