Dylan canta “Murder most foul”

Dylan canta “Murder most foul”

Fu un giorno buio a Dallas, nel novembre ’63
Un giorno che vivrà nell’infamia
Il presidente Kennedy era molto in gamba
Buona giornata per vivere e una buona giornata per morire
Condotto al massacro come un agnello sacrificale
Disse: “Aspetta un attimo, ragazzi, sapete chi sono?”
“Certo che lo sappiamo, sappiamo chi sei!”
Poi gli hanno fatto saltare la testa mentre era ancora in macchina
Abbattuto come un cane in pieno giorno
Era una questione di tempismo e il tempismo era giusto

 

Non smette mai di stupire Bob Dylan che il 27 marzo 2020, di notte, pubblica il singolo “Murder must foul”, l’omicidio più disgustoso, citazione shakespeareana, il brano più lungo della sua immensa carriera (circa 17 minuti), un flash colto e intenso sull’omicidio di John Fitzgerald Kennedy, non a caso nel momento drammatico della storia dell’umanità.

Su Twitter il cantautore premio Nobel per la Letteratura scrive: “Saluto i miei fan e follower con gratitudine per tutto il vostro supporto e lealtà nel corso degli anni. Questa è una canzone inedita che abbiamo registrato qualche tempo fa che potreste trovare interessante. State al sicuro, state attenti e che Dio sia con voi”.

Nel brano, che giunge otto anni dopo l’album di inediti “Tempest”, con la sua voce roca, graffiante, intensa, addolorata e arrabbiata, interpreta una, mille pagine di storia americana con la lucidità di un cronista, con l’emozione di un poeta. Sanguina la testa del Presidente, e sanguina l’America, sanguina il mondo, per un efferato delitto che evoca l’Amleto.

Elenchi di canzoni da ascoltare, di film, di luoghi, come avveniva in “Desolation row”, di eventi tragici che hanno ferito l’America, scorrono scanditi da una melodia ripetitiva, mai stancante, preghiera laica utile, forse, a sanare ferite. Dylan si rivolge a Weolfman Jack, famoso deejay, che compare anche in “American Graffiti”, chiedendogli di suonare motivi celebri e altri poco conosciuti, che evoca i mostri sacri Etta James, Charlie Parker, Thelonoius Monk, Elvis, ed artisti folk. Cita i Beatles che “stanno arrivando” e “l’era dell’Acquario” (“Hair”), l’imminente festival di Woodstock (al quale non volle partecipare) e gli Who di “Tommy”. E torna al dramma dell’omicidio di Kennedy, quando “l’anima di una nazione è stata strappata via e si avvia al suo lento declino”.

Forse solo l’arte sarà salvifica e lo racconta con una musica struggente, stream of consciousness costruita con un piano delicato, inserti di archi, i piatti della batteria sfiorati, nel suo stile di lucido, visionario, coltissimo cantastorie, testimone dolente dell’America.

 


 

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