E Kant… cerca casa

E Kant… cerca casa

Un momento dello spettacolo (foto di Cesare Abbate)

Un momento dello spettacolo
(foto di Cesare Abbate)

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza.

Così Immanuel Kant conclude “La Critica della ragion pratica”, per sua stessa affermazione debitore a Rousseau nell’affermare che ciò che rende l’uomo degno di essere considerato tale è proprio il senso morale. “Ho imparato che la scienza è inutile se non serve a mettere in valore l’umanità”, dirà il filosofo di Konigsberg, uno dei massimi esponenti dell’Illuminismo tedesco.

La sua critica della ragione (pura e pratica), l’averne rivelato i limiti, la finitudine eppure, con esse, la legge morale, ne fa uno dei massimi filosofi e padri del pensiero moderno, con il suo scavare, interrogarsi, cercare risposte. Da qualche anno Il cielo stellato sopra di me di Amedeo Messina, rappresentato per la prima volta nel 2004, in occasione del bicentenario della morte del filosofo di Königsberg, è l’intenso, ironico, brillante monologo interpretato da Renato Carpentieri che ne cura anche l’ambientazione e la regia. Una data straordinaria è offerta al pubblico del Teatro Cerca Casa, nel salotto di Manlio Santanelli e Livia Coletta, squisiti padroni di casa e critici. Ileana Bonadies introduce il bel lavoro, il penultimo del cartellone teatrale di quest’anno che si arricchisce per l’estate di eventi musicali e nuove location.

Renato Carpentieri, nei panni di Lampe, servitore devoto del grande filosofo, ne mette a nudo tutta l’umanità. Il suo racconto, ironico ma sempre colmo d’ammirazione e d’affetto per il professore, mette alla berlina il rigore, la metodicità, le fissazioni, la maniacale precisione di Kant. Si racconta che i suoi concittadini regolassero gli orologi sulla ripetitività e assoluta precisione delle uscite del filosofo.

Cosa dire delle sue calze, “tesiche tesiche” grazie a due molle d’orologio studiate ad hoc dall’ingegnoso filosofo, un “capucchione”… La lingua irriverente, espressione della filosofia napoletana fatta di insofferenza per il comando, di sberleffo ma anche di rispetto per chi vale, è un “brandeburghese” traducibile all’occorrenza. Lampe, con la sua semplicità e intelligenza, ha colto la grandezza del pensatore che fece per primo l’ipotesi cosmogonica della nebulosa primitiva, insieme con Newton, “un altro capucchione”, “perché l’Universo tiene ‘na storia…”. Purtroppo, però, ora Immanuel è “debole ‘e capa”, probabilmente affetto da Alzheimer. Ormai, al filosofo del noumeno, del fenomeno, rimangono solo “scarde” di pensiero, in tedesco frammenti… Le mani artrosiche, la vecchiaia impietosa e irrispettosa di una mente geniale che ha illuminato per sempre la storia del pensiero…

No, Kant non è presentabile. E allora Lampe si traveste da filosofo con l’offerta di pochi spiccioli da parte del pubblico. Due mondi si confrontano per svelare tutta la straordinaria ricchezza umana del pensiero che si eleva sulla quotidiana e spesso misera, ripetitiva esistenza. Il fenomeno e il noumeno, la sensibilità e l’intelletto, la finzione e la verità, il particolare e l’universale.

Kant spiega per tappe salienti il suo pensiero, il contratto matrimoniale, racconta la storia di Candaule, Gige e la regina di Lidia, per tornare alla nebulosa originaria, mentre il tempo impalpabile si dilegua e fugge. Mostra tutto il suo sdegno verso chi pretende di esportare la democrazia e la libertà con le cannonate – il buio della mente sempre in agguato. La crisi del pensiero dell’uomo incapace di contemplare la verità nuda e pura mostra un corpo in decadimento.

Straordinaria l’interpretazione di Carpentieri, Lampe/Kant dotati di straordinaria umanità e vicini al cuore degli uomini ai quali è stata indicata la via più nobile per essere e significare.

Irriverente, ironico Santanelli saluta il pubblico capovolgendo il pensiero kantiano preferendo “la legge morale sopra di me e il cielo stellato dentro di me”. Uno spettacolo imperdibile.

 

 

 

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