Elisabetta, regina anche in cinema e tv

Elisabetta, regina anche in cinema e tv

Regnare per 70 anni e attraversare tutta la seconda metà del XX secolo non fa passare sicuramente inosservati: esattamente ciò che è capitato alla Regina Elisabetta II del Regno Unito, scomparsa l’8 settembre 2022 alla veneranda età di 96 anni. L’arte, il cinema e la televisione le hanno dedicato grande spazio e attenzione, come era giusto che fosse per la prima regina vissuta nell’era dei nuovi media, e fin dalla sua incoronazione trasmessa per la prima volta in assoluto in tv. Una vera icona pop, riconosciuta anche da Andy Warhol in una delle sue opere, che soprattutto negli ultimi quindici anni ha fatto sempre più capolino tra piccolo e grande schermo. Helen Mirren ha persino vinto l’Oscar per “The Queen” di Stephen Frears, presentato a Venezia nel 2006, dove si aggiudicò pure la Coppa Volpi: il ritratto tra luci e ombre della sovrana, alle prese con la morte (anche mediatica) di Lady Diana, ne risultò delicato, a tratti tenero in quel misto di forza, risolutezza e fragilità nascoste (indimenticabile la scena dell’incontro col cervo nelle lande scozzesi di Balmoral, il castello dove amava trascorrere l’estate e dove si è spenta alla fine).

Anche quando non era la protagonista, la sua presenza non mancava di peso, come nel “Discorso del Re” in cui la bambina futura monarca faceva già intravedere in poche battute lo spirito regale ereditato da papà Giorgio VI, re suo malgrado alle soglie del secondo conflitto mondiale. Oppure nel recentissimo “Spencer”, centrato ovviamente – come suggerisce il titolo – sulla figura di Lady D in uno degli ultimi natali trascorsi con la famiglia reale: pochi sguardi lanciati sulla nuora a tavola, in evidente stato psicologico ed emotivo compromesso. Il rapporto con la defunta Principessa del Galles è stato senz’altro uno dei cardini delle narrazioni cinematografiche a lei tributate, e nemmeno la seguitissima serie di Netflix “The Crown” si è sottratta in merito, una volta giunta alla quarta stagione (in attesa della quinta in cui ci sarà l’ennesimo cambio di attrice, vista l’età che avanza nel racconto storico). Claire Foy e Olivia Colman, rispettivamente nei panni della giovanissima Elisabetta e di quella più matura, cederanno a breve infatti il testimone a Imelda Staunton per gli ultimi capitoli ambientati negli anni ’90 e nei primi 2000.

Ma al di là di scandali e grattacapi da soft power, e all’eterno dilemma tra Ragion di Stato e sentimento, il pregio di “The Crown” sta nell’aver rivelato l’Elisabetta forse più politica: il rapporto coi suoi primi ministri da Churchill alla Thatcher, con cui ebbe spesso diversità di vedute su scioperi, stato sociale e sanzioni al Sudafrica dell’apartheid; l’atteggiamento davanti alla crisi ambientale della nebbia chimica di Londra causata dalle fabbriche, non priva di echi attuali alla pandemia; e la strage di Aberfan, il Vajont gallese che uccise centinaia di bambini sotto una frana e che commosse anche lei, la vera donna di ferro che gli inglesi abbiano davvero avuto.

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