Empietà di uomini e donne senza riscatto

Empietà di uomini e donne senza riscatto

Una scena (foto di Andrea Falasconi)

Una scena
(foto di Andrea Falasconi)

Bene e male: Napoli religiosa e pagana. Bianco e nero: Napoli chiara e oscura. Morte, lutto, dolore. Sangue. Tutto questo è nella scrittura di Enzo Moscato, già a partire dal 1987, anno in cui scrisse su commissione Bordello di mare con città, in onore di Annibale Ruccello, l’amico da poco scomparso e compianto.

Il testo contiene già gli elementi della scrittura iconoclasta di Moscato che negli anni produrrà, drammaturgie, poemi, racconti, canzoni. Oggi Bordello di mare diventa spettacolo e va in scena per la prima volta al Teatro Bellini di Napoli, nelle mani di Carlo Cerciello. Una messinscena che si fa in due e non soltanto negli atti, ma nello stile e nella realizzazione teatrale, seguendo la stessa scrittura dell’autore. Narrativa e lineare nella prima parte, lirica nella seconda, che in chiara lettura cercelliana, diventa visionaria e spettacolare nei costumi (di Alessandro Ciammarughi), nelle movenze, nel linguaggio, nelle musiche di Paolo Coletta e il suono di Hubert Westkemper, che accompagnano l’intero lavoro. Molto canora e illuminata (luci di Cesare Accetta), dove il sangue innocente scorrerà, scaraventando tutti nel baratro della vendetta, della vergogna, dell’orrore.

Una scena

Una scena

L’ex bordello nei quartieri della città partenopea, ormai chiuso per la legge Merlin, si trasforma negli Anni Ottanta in un luogo di culto e fede, in cui, si dice, avvengano miracoli ad opera di Assunta (Fulvia Carotenuto), ex tenutaria, in odore di santità. Gestita da Titina (Imma Villa), la casa è diventata molto produttiva: meglio quasi i miracoli del sesso. Con loro vivono un’indomabile Madamina (Cristina Donadio), la domestica Cleò (Ivana Maione) e la piccola Betti (Sefora Russo), figlia di Titina. A Enzo Moscato il ruolo del giornalista, che intervista, scrive e comunica i fatti.

Sulla scena (di Roberto Crea) in cui campeggia il ritratto di Ruccello, nella finzione quello di suor Rosa, la maestra mai dimenticata, si svolge il rito sacrificale, la bambina, l’innocente, muore avvelenata dalla presunta ‘santa’, durante l’incestuoso stupro ad opera del cardinale-zio-padre (Lello Serao), in visita per testimoniare della trasformazione del luogo e della sua redenzione.

Una scena

Una scena

Bordello di mare è una chiara metafora sulla città, sul suo degrado, sulle difficoltà sociali, politiche, esistenziali; sul suo eterno sogno di riscatto. Situazione che nei decenni non si è modificata poi molto e che lascia pochi spazi alla speranza. Ne è simbolo evidente la grande maschera di Pulcinella, posta ai piedi della piccola bara, nella quale sarà posto anche il ritratto di Annibale Ruccello e, dunque, una metafora, forse, anche sulla crisi che sta vivendo la cultura.

Cerciello scava nell’intimo dell’animo umano, per svelare e rivelare gli impulsi più biechi, usando il teatro quale luogo deputato a farlo.

Bravi e acclamati gli attori, successo di pubblico.

Repliche fino al 6 novembre 2016.

 

 

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