Etnologia e musica per raccontare un popolo

Etnologia e musica per raccontare un popolo

Caterina Pontrandolfo  (foto Cesare Abbate)

Caterina Pontrandolfo (foto Cesare Abbate)

Proseguono gli appuntamenti con il Teatro Cerca Casa, la rassegna diretta da Manlio Santanelli e organizzata da Livia Coletta e Ileana Bonadies. Giovedì 27 ottobre (ore 20.30), a Portici, nello storico salotto di Casa Bonadies, sarà la volta di un evento speciale che vedrà in scena Caterina Pontrandolfo che, insieme con Franco Arminio, accompagnati da Francesco Paolo Manna alle percussioni, porterà in scena Canto in casa. Canti sacri, d’amore, di lavoro, di pianto, di festa delle antiche comunità contadine lucane. L’intervento di Franco Arminio, scrittore e poeta, fondatore della Casa della Paesologia a Trevico (Avellino) suggella la collaborazione tra quest’ultima e Il Teatro cerca casa che realizza, nel mese di ottobre, una raccolta fondi a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto del Centro Italia.

“Canto in casa è un modo per sentire con forza che abbiamo una voce, che non siamo creature dominate dal nulla. Che il canto ci ricongiunge alle stelle e ci fa sentire la terra. Che abbiamo il privilegio di trasformare ogni moto dell’anima in melodia. Un fiume interiore che percorre tutti noi. La voce che fa festa intorno alla vita, e si dimentica della morte. Per questo Canto in casa per voi e con voi”, spiega la Pontrandolfo che da sempre racconta le piazze, le case, i paesi, le usanze più antiche, sacre e profane del territorio lucano.

L’attrice e cantante confida: “cantare è un’arte tenera tutta domestica, fatta di gioiosa intimità, come raccontano le parole del poeta Federico Garcìa Lorca: Nella melodia, trova rifugio l’emozione della storia, la sua luce stabile… la melodia fissa il carattere geografico e la linea storica di una regione e rivela le tracce vere di un profilo cancellato dal tempo”.

Nel coinvolgente, appassionato lavoro etnologico dell’attrice e dei musicisti entrano le ricerche di De Martino e i canti di Leydi, lo studio dei dialetti che vanno preservati e il rispetto di un territorio parte dell’armonia del tutto, interno alla musica che esprime. La musica si fa linguaggio importante come la letteratura, è studio antropologico di antiche tradizioni che cuciono insieme le emozioni delle varie fasi della vita, dalla ninna nanna alle nozze al canto funebre. La morte e il pianto rituale del mondo antico, il Sud e la magia così ben studiati sono raccontati da una voce calda, duttile e vibrante che ha triturato la tradizione orale degli antichi cantori, di Infantino con i suoi Tarantolati, fino all’attuale linguaggio etnomusicale potentino. Nella voce e nella musica, delicato, magico accompagnamento, si riconoscono le foreste, le montagne di Rocco Scotellaro, i calanchi, le zone brulle e impervie, e sembra di vedere la mietitura, la raccolta delle olive che toccava alle donne, il nibbio che si libra in un cielo bellissimo, Carlo Levi ad Aliano, di ascoltare i canti “a cupa cupa” di Tricarico, di sentire voci scacciare gli spiriti maligni o pregare gli angeli per difendere la casa. E la rielaborazione del lutto, il valore catartico dei canti a cappella, gli esorcismi e le preghiere sono echi di un mondo poetico che il sapiente lavoro dell’attrice/cantante porta in scena regalando autentiche emozioni.

Per assistere agli spettacoli, è necessaria la prenotazione attraverso il sito www.ilteatrocercacasa.it.

 

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