Fortunato Calvino

Fortunato Calvino

E’ in tour editoriale per presentare il suo nuovo libro. Fortunato Calvino, noto drammaturgo, filmaker e regista partenopeo, più volte premiato per le tematiche di carattere sociale e attinenti alla diversità di genere, si è dedicato alla narrativa. S’intitola Il guardiano di anime, il volume edito da Guida, fresco di stampa.

Calvino, una svolta nella sua scrittura. Come nasce quest’esigenza?

“Sentivo da un po’ la voglia di tentare un diverso modo di raccontare le mie storie, poi un giorno, frugando nei cassetti, ho ritrovato alcune pagine con l’accenno a un racconto. Erano lì da una ventina d’anni. Mi è sembrato un segno, le ho rilette, ci ho lavorato per due anni e, infine, è nato il libro”.

Le anime hanno sempre aleggiato nei suoi testi teatrali, diventati tutti spettacoli. Queste da dove arrivano?

“Mi sono sempre interessato alla tradizione orale napoletana, alle storie di spiriti e misteri, che continuano ad spirarmi. Perciò, con l’esperienza di oggi e tanti spettacoli, mi sono sentito pronto ad affrontare quest’avventura”.

Qual è la vicenda che racconta nel libro?

La presentazione alla Feltrinelli di Salerno

“E’ la storia di un giovane studente fuori sede venuto a Napoli per studiare. Abita nel Centro Storico, luogo che ho frequentato da ragazzo, al numero 17 di Vico Pallonetto a Santa Chiara, simbolo di atmosfere particolarmente suggestive. Anche i nomi dei protagonisti sono emblematici: Virgilio è lui, poi ci sono Beatrice e Fausto. C’è il mio mondo visionario, i due napoletani sono ‘conduttori’, ovvero hanno la capacità di comunicare con i morti. L’atmosfera è quindi un po’ da incubo, un po’ evocativa”.

Emblematici, è vero. Anche metaforici? Rappresentano il bene e il male sociale?

“Sì, in effetti, si può dare questa lettura. Il sociale mi appartiene. Oggi c’è davvero da avere paura per le situazioni terribili che si verificano intorno a noi e su tutto il pianeta”.

Ma naturalmente al teatro non rinuncia.

“No, certo. Infatti il 18 dicembre sarò con la mia compagnia al teatro di Porta Catena a Salerno per portare in scena “Pelle di seta”, vita di un ragazzo che si vende agli uomini nei sotterranei della stazione, che non avevo mai rappresentato per intero. Come tutte le mie storie, parla di emarginazione, dolore e discriminazione”.

E con le scuole ci sono novità?

“Sì, coinvolto da Laura Angiulli per il progetto promosso dal Ministero per gli studenti, riproporrò “Maddalena”, la vicenda di una donna affetta da malattia mentale. Purtroppo un altro disagio molto cresciuto in questi tempi”.

Altri progetti nuovi ne ha?

“Per ora mi piace dedicarmi a questo libro, che sta riscuotendo il gradimento del pubblico. Ho lasciato un finale aperto, perché sto già pensando a un sequel”.

Dopo tre decenni e più d’impegno su Napoli e da Napoli, la città istituzionale sta rispondendo bene al suo lavoro?

“Bisogna sempre attivarsi molto per ottenere attenzione. Ci sono porte che si aprono e si chiudono. Il nostro è un mestiere difficile che non si può fermare mai. Sono rimasto nella mia città per raccontarla e mi sento comunque soddisfatto perché ho visto che riesco ad emozionare il pubblico. Ho molte cose da dire e ho voglia di dirle. Non mi arrenderò finché potrò e continuerò a rivelare la realtà che viviamo anche se trasfigurata dal linguaggio della scena, di un film o di un racconto”.

 

(La cover del libro è di Paolo Foti)

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