Grazie e disgrazie

Grazie e disgrazie

Manlio Santanelli e Gea Martire

Manlio Santanelli e Gea Martire

Il Teatro cerca Casa ha riproposto in un nuovo salotto del Centro Storico di Napoli Per disgrazia ricevuta, lo spettacolo scritto da Manlio Santanelli e interpretato da Gea Martire. Il testo originale di Santanelli era messo in scena da due donne (Gea Martire e Lucia Ragni). Per il Teatro Cerca Casa è stato trasformato in monologo proprio dall’attrice-interprete del lavoro. La storia è imperniata sul culto di San Gennaro praticato da due devote che si incontrano (e si guardano in cagnesco) al cospetto del Santo patrono di Napoli. Naturalmente le due pie donne si rivolgono a San Gennaro per ricevere grazie che in realtà sono… disgrazie!

Non è azzardato affermare che quando una grazia richiesta ad un santo va oltre la “misura” del suo oggetto si traduce puntualmente in una disgrazia. – scrive l’autore – Se questo è valido in generale, lo è ancor più nel caso in cui il Santo risponda al nome di San Gennaro, eminenza celeste che, vuoi a causa della veneranda età, vuoi per lo sterminato numero dei suoi postulanti, può incorrere in qualche svarione nel corso del suo ministero di “graziatore”. La protagonista è una prostituta ormai stanca della vita dissoluta condotta fino a quel momento. L’altra grazia è richiesta dall’ “antagonista” per sua nipote, una ragazza senza seno, provata dalla sorte e dall’altrui accanimento. La cifra di Santanelli è il paradosso e, come sempre, il finale dell’avvincente, incredibile storia è spiazzante. Si ride al racconto della turbolenta vita della prostituta intervistata dalle tv, autoironica, pragmatica donna che ormai non sostiene più il peso delle fatiche fisiche di gioventù. “La mia vita – racconta da vera devota – è tutta casa, chiesa e marciapiede!”. Stanca, provata, con la schiena dolorante chiede la grazia al Santo che la rende asessuata. Era diventata come un angelo, spiega. Racconta della folla di curiosi che a mano a mano aumenta fuori il suo “vascio”, del marito che vi ravvede un’occasione di guadagno vendendo bibite e tutto va avanti fino all’arrivo di un messo del Vaticano che in tutta la faccenda “sente la puzza del demonio”. Frattanto un’altra grazia viene richiesta al Santo dalla rivale “intrichessa” per la nipote sfortunata. Improvvisamente la povera ragazza diviene un fenomeno da circo, riempendosi, come “Ciento Zizze”, di zizze e zizzelle! Riusciranno le donne a cambiare vita?

Gea Martire  (foto di Cesare Abbate)

Gea Martire
(foto di Cesare Abbate)

Straordinariamente brava Gea Martire che interpreta le due donne con incredibili cambi di voce, di mimica, con una intensa fisicità per rendere fino nelle sfumature l’originale, profondo testo di Santanelli che gioca, come sempre, con la cultura alta e quella popolare, con la devozione tutta partenopea che sfiora il profano, con la psicologia femminile, complessa, sfaccettata, contraddittoria, specchio del reale più assurdo del surreale, vera e unica lente di interpretazione dell’esistenza.

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