Il mito nelle voci di tanti autori

Il mito nelle voci di tanti autori

Una scena

Una scena

Enzo Moscato, uno che di nuova drammaturgia se ne intende, lo ha definito un lavoro coraggioso: Cassandra, in scena a Galleria Toledo per Napoli. Teatro Festival Italia, per la regia e drammaturgia di Laura Angiulli, colpisce e arriva al cuore della tragedia. Cassandra, variazione sul mito n. 2, per “Progetto Festa di Nozze”, si avvale dei contributi al testo di Enzo Moscato e delle intense interpretazioni di Alessandra D’Elia, Caterina Spadaro, dell’”interpretazione in canto” di Maria Pia De Vito. Firma le musiche originali e la drammaturgia del suono Enrico Cocco; il live elect sonix è a cura di Angelo Benedetti, l’impianto scenico di Rosario Squillace, le luci di Cesare Accetta.

La dote profetica di Cassandra nasce a causa dell’amore non corrisposto di Apollo. Assieme al dono, il dio respinto la condanna a rimanere per sempre inascoltata. Da bambina, alla nascita di Paride, predisse il suo ruolo di distruttore della città, profezia non creduta dai genitori Priamo ed Ecuba, così come vedrà chiaramente, con la partenza del fratello alla volta di Sparta, il rapimento di Elena e la successiva caduta di Troia. Il dolore dei lutti presagiti/sentiti nella carne è amplificato dal dolore di urla inascoltate e provoca convulsioni ai limiti della follia. “Terra che mi hai nutrita sventurata”, canta la voce antica, sapiente, coro ed eco lontana di Maria Pia De Vito che incanta, come le sirene di Ulisse, con la sua voce ammaliante e ancestrale.

Ho la bocca non per mia volontà”, dirà Cassandra, un’intensa Alessandra D’Elia chiamata ad una grande prova d’attrice così come Caterina Spadaro che narrano lo strazio delle guerre, degli stupri (Cassandra fu stuprata da Aiace Oileo sull’altare di Atena), delle conquiste sanguinose e della grandezza di Troia distrutta dai greci, data alle fiamme, sgretolata, sottomessa con l’inganno da Ulisse ma avvertita inutilmente da Cassandra.

L’intenso epico racconto cuce insieme testi tratti da Eschilo, Euripide, Licofrone e insieme Christa Wolf ed Enzo Moscato. L’invettiva di Moscato tratta da “Rasoi” e dal suo “Cassandra-festa di nozze” è “poesia, nient’altro che poesia, che affonda le mani nel fango per trarne fuori il nitore della coscienza nuda”. Ne viene fuori un dramma dalle tinte moderne, terribilmente attuale nella denuncia del potere sanguinario, della follia della guerra, della distruzione degli affetti sacri. La forte coscienza morale, la ribellione, l’opporsi alle falsità e agli inganni appartengono alla Cassandra dipinta dalla Wolf che “combatte il male prima ancora che si chiami guerra”. Le parole sgorgano da ancestrali cavità, utero accogliente delle donne che sole sanno prevedere e sentire i più importanti cambiamenti – ancora e sempre, ieri come oggi, inascoltate eroine su rovine fumanti. Ad alcuni non piace la rilettura del mito, ad altri appare di travolgente attualità. Prezioso il lavoro sui classici che da anni compie la Angiulli presentando in veste nuova ma con fedeltà alla ricostruzione storica Shakspeare ad entusiastiche scolaresche.

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