Il ritorno di Fedora

Il ritorno di Fedora

Fiorenza Cedolins

Fiorenza Cedolins

PRESENTATA FEDORA, AL TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI DAL 3 MAGGIO

Martedì 3 maggio 2016 ore 20.30, per cinque repliche fino a mercoledì 11 maggio, torna in scena, dopo ventisette anni, al Teatro di San Carlo di Napoli, Fedora di Umberto Giordano. Melodramma in tre atti su libretto Arturo Colautti, dal dramma omonimo di Victorien Sardou, è stata cimento delle più belle ed espressive voci del panorama internazionale. Per questo allestimento la voce e soprattutto la personalità sono quelle di Fiorenza Cedolins, che torna al San Carlo dopo il successo di Tosca dello scorso luglio. La regia del compianto Lamberto Puggelli è ripresa da Salvo Piro; le scene e i costumi sono di Luisa Spinatelli. L’allestimento è del Teatro Regio di Torino.

Dirigono Orchestra e Coro del San Carlo Asher Fisch (3, 5, 7 e 8 maggio) e Maurizio Agostini (10 e 11 maggio). Il ruolo della principessa Fedora Romazoff è interpretato da Elena Rossi (7 e 10 maggio), in alternanza a Fiorenza Cedolins, Giuseppe Filianoti e Gustavo Porta nel ruolo del conte Loris Ipanov, Barbara Bargnesi e Anna Corvino interpretano il ruolo di Olga Sukarev. Gradito ritorno al San Carlo, Roberto de Candia, mirabile nel Falstaff dello scorso marzo; in Fedora interpreta De Siriex (che nelle recite del 7 e 8 maggio sarà Sergio Vitale). Completano il cast Francesca Russo Ermolli (Dimitri, ragazzo / Un piccolo savoiardo), Cristiano Olivieri (Desiré, domestico del conte), Gianluca Sorrentino (Il barone Rouvel), John Paul Huckle (Cirillo, cocchiere / Boroff, medico), Daniele Piscopo (Grech). La sovrintendente Rosanna Purchia ricorda come Umberto Giordano abbia visto per la prima volta la Fedora di Sardou al Teatro Bellini, proprio a Napoli, rimanendone affascinato. L’interprete era nientemeno che Sarah Bernhardt, per la quale Sardou aveva creato Fedora. Così è avvenuto anche per Tosca di Puccini.

Giordano chiese a Sardou di poter musicare Fedora, ma l’autore glielo concesse solo dopo aver visto Andrea Chénier. Si tratta di un romanzo giallo di ambientazione borghese che appartiene al repertorio verista, che mostra uno stile belcantistico aperto ed espressivo.

Fedora debuttò al Teatro alla Scala di Milano il 17 novembre 1898, con lo stesso autore sul podio, un giovane Enrico Caruso nella parte di Loris e Gemma Bellincioni nel ruolo della protagonista. Un grande successo che sarà ripetuto a Vienna (per la direzione di Gustav Mahler) e a Parigi. Il debutto sancarliano risale al 1901.

Per il nuovo allestimento, un’ora prima dell’inizio di Fedora, il San Carlo presenta un nuovo progetto che coinvolge l’Università degli Studi di Napoli Federico II, per volere del Teatro, sensibile ai temi della prevenzione. Si tratta della Prevenzione Cardiologica in Italia, in occasione delle Giornate Europee dello Scompenso Cardiaco, promosse dalla Società Europea di Cardiologia e dalla Heart Failure Association (HFA) dell’ESC: attività e incontri con il patrocinio del Ministero della Salute: Salus in Musica, perché la musica è a tutti gli effetti un ausilio prezioso per prevenzione e cura, come sottolinea il professore Bruno Trimarco, Ordinario di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università Federico II di Napoli. “La musica influisce sul battito cardiaco, sulla pressione sanguigna, sulla respirazione, sullo stress, e quindi aiuta a prevenire, ma anche ad affrontare con più positività e motivazione, malattie come lo scompenso cardiaco”.

Mercoledì 27 aprile, alle ore 18.30, un fuori programma: Simona Marchini. Appassionata melomane, l’attrice racconta con la sua verve la trama dell’opera che si svolge tra San Pietroburgo, Parigi e la Svizzera.  L’incontro, preceduto da una presentazione di Antonella Rizzo, è arricchito da un intervento musicale a cura dei ragazzi coinvolti nel progetto Alternanza Scuola Lavoro.

Fiorenza Cedolins, esuberante Fedora, spiega il suo personaggio “frutto di un verismo iperbolico. Dedico la mia Fedora ad una straordinaria interprete, il mezzosoprano russo Elena Obratzsova, morta lo scorso anno, una gran perdita, una voce bellissima, una cara amica. Fedora è un personaggio estremamente teatrale, capace di affascinare e sedurre tutti, con una musica trascinante, con sangue, passione. Nel verismo sono sempre accostati amore e morte: Aida, Don Carlo, morivano felici per aver vissuto il loro amore spirituale. Qui in Giordano Fedora è violenta, si fa trascinare nel dramma volontariamente, è passionale, ferina ma umana, degna di pietà. Con il maestro Fish si è creata grande empatia e ciò permette di lavorare bene insieme. Sono felice di interpretare un personaggio forte, estremo, che fa correre il rischio di caratterizzazioni eccessive: perciò io voglio rendere Fedora intensa ma credibile”.

 

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