Il senso nascosto

Mette a segno un’altra importante pagina di teatro Fortunato Calvino con Il senso nascosto in programma alla Sala Assoli del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli. Il drammaturgo

Un momenro dello spettacolo

Un momenro dello spettacolo

e regista partenopeo, che quest’anno ripropone, a vent’anni dalla messa in scena, “Cravattari”, con dibattiti, conferenze, incontri con le scuole, racconta la storia di un uomo infelice per non essere riuscito a rivelare alla moglie, quando era ancora viva, la propria omosessualità. Il senso di colpa lo lacera, lo spinge a meditare di farla finita dopo una vita di sotterfugi, pietose bugie, sesso consumato nei cinema a luci rosse per poi tornare alla “quiete” di un matrimonio di convenienza. E tutto è reso ancora più triste, insopportabile nelle feste di Natale. Se le solitudini si cercano, si incontrano in chat e via web, il protagonista incontra un giovane “marchettaro”. Volutamente i due non hanno nome – non conta. Volutamente, la forza dei sentimenti, delle passioni, delle incapacità di comunicare vedono i due corpi nudi sul letto, ora voluttuosi ora stanchi, ora sinceri ora mascherati da convenzioni difficili da scrostare. Al tappeto lo scontro generazionale, violento, tra due modi di concepire la vita, la sessualità, pura merce di scambio per il giovane, ricerca di rapporti profondi quella dell’uomo più maturo che per la prima volta ha trovato un compagno al quale tiene. Ma le due storie parlano entrambe di rinunce e di rabbia che si trasformano in dolore, assenza, solitudine. Il giovane è stato muratore in un cantiere abusivo, uno dei tanti lavoratori a nero che ha visto spezzarsi una vita in un attimo – “sono morti presto dimenticati”, dirà prima di costruirsi un’esistenza “migliore, normale”. Dopo ogni incontro a pagamento racconta che lo aspetta Anna, la rispettabile fidanzata, con la quale andare a divertirsi, come ogni coppia che sogna il futuro. Una donna probabilmente immaginaria, per costruire un muro inespugnabile anche a se stesso. L’uomo, costretto a pagare sempre di più per scambiare quattro chiacchiere con l’amante, racconta al giovane i propri sogni/incubi dei cinema a luci rosse, del sesso consumato in fretta con sconosciuti, del desiderio/paura di venir fuori. Ma intanto la vita è fatta di una moglie che muore giorno dopo giorno, distrutta dalla malattia, soffocata con un cuscino per risparmiarle l’ultimo strazio, in un menage fatto di bugie e di affetto, di scelte sbagliate. E quando finalmente il giovane si addormenta, abbandona ogni difesa, avvolto da un velo che ne preserva le grazie/nasconde le nudità. Incomunicabilità virtuale per esperire un luogo poco frequentato dal teatro.

Molto bravi gli attori, Pietro Juliano e Antimo Casertano, ottima la regia di Calvino, la bella scenografia di Paolo Foti che colloca al centro della stanza il letto e le luci proiezioni dell’anima di Renato Esposito. Belle le musiche di Paolo Coletta che conclude lo spettacolo con un successo di Nada, “Ma che freddo fa” (Migliacci/Mattone). In un’epoca di ipocrisia, menzogne, di contro la pseudo libertà dei social network, Calvino legge con realismo e tratti di poesia la vita qual è, senza infingimenti.

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