Il sogno infranto di Donata

Il sogno infranto di Donata

Se io fossi… Se io fossi… Se io fossi… ripete come un mantra Donata, una giovanissima donna scontenta del suo corpo e della sua vita. Divide con il fratello Mimmo esistenza e lavoro. Un’attività che resta ignota fino alla fine. Lo spettacolo “La vacca”, in scena al Nuovo Teatro Sanità di Napoli, affronta più di un tema: innanzitutto il rapporto che si ha con il proprio corpo. Conflitto non strettamente legato alla fisicità, ma che tormenta nel profondo gli adolescenti di ogni tempo e luogo. E l’eterno orrore della violenza carnale.

Il testo di Elvira Buonocore si svolge a Napoli, in un quartiere chiaramente disagiato, in cui Donata è affamata di vita e di amore, mentre il fratello, pigro e senza interessi, non la comprende. Ma potrebbe svolgersi in una qualsiasi periferia tra giovani deprivati e incompresi. Sogna di essere diversa Donata. Di avere un bel fisico e dei grandi seni che possano attrarre gli uomini, soprattutto farla sentire donna, nuova, come lei vorrebbe.

Tra pochi oggetti di scena, creata da Michele Lubrano Lavadera, i costumi di Rachele Nuzzo, le musiche e il gioco di luci, continua lo scontro quotidiano tra i fratelli e le preghiere, le formule e quanto si può di Donata che, lontana dalla realtà, in tutù bianco o in calzamaglia, canta, balla, desidera “andare in televisione” e s’immagina straordinaria. S’innamora di un uomo, Elia, alla ricerca delle sue vacche, e fa di tutto per attrarlo a sé.

Una scena dello spettacolo (foto di M. Tomaiuoli)

Una favola che passa dal vero all’immaginazione, che a tratti provoca risate dolorose nello spettatore, partecipe e coinvolto dalla storia universale che si svolge sulla scena.

Vincenzo Antonucci, Gennaro Maresca (anche regista), ma soprattutto Anna De Stefano rendono con forza e durezza la ricerca del bello, di un’altra possibilità, ma parimenti il dolore che chiude la vicenda.

Violentata ed espropriata del proprio corpo, stuprata nei sogni e nella vitalità, come un oggetto di cui servirsi per il proprio piacere o come una terra calpestata per i propri bisogni, Donata non si alzerà mai più. Una tragedia non annunciata, che lascia sorpresi e a occhi chiusi, come un sipario nero.

Lo spettacolo è vincitore del “Premio Dante Cappelletti 2019, del “Premio Per fare il teatro che ho sognato – Presente Futuro 2021” del “Premio Voci dell’Anima 2021”.

Repliche fino a domenica 17 alle ore 18.

Share