La luce di Eduardo

Gigi Savoia

Debutterà il giorno di Natale, “illuminando il Politeama con la luce di Eduardo”, Gigi Savoia che presenta Ditegli sempre di sì, in scena fino al 6 gennaio 2013, per la regia di Maurizio Panici.

La commedia, scritta nel 1927, affronta un tema “caro a Basaglia”: quello della pazzia. “Però – spiega l’attore –il finale dice il contrario, perché Eduardo salva la volontà del protagonista, malato di mente e appena uscito dal ospedale psichiatrico, che decide di ritornare alla regolarità e alla sicurezza del manicomio piuttosto che affrontare le ipocrisie e la falsità del mondo esterno”.

E’ una dei testi pirandelliani di Eduardo.

“Sì, prende spunto dal concetto che il teatro è vita e la vita è teatro. Ma qui la matrice è fortemente comica”.

Avete operato qualche modifica sull’originale?

“No. Il nostro lavoro è assolutamente fedele al testo, abbiamo solo aggiunto un contrappunto musicale che è composto dalle poesie di Eduardo musicate da Antonio Sinagra”.

Quindi, Eduardo, va ancora preso così com’è?

“Questa commedia non ha bisogno di essere modificata, anche perché l’autore usa molto poco il dialetto, quindi anche lessicalmente è proponibile. Inoltre, risente ancora della tradizione paterna, quindi i ritmi sono veloci come quelli della farsa, non ci sono tempi morti, si raggiunge l’effetto facilmente attraverso le battute”.

Nella recitazione, è difficile non ispirarsi al Maestro, col quale ha lavorato spesso?

“C’è il riferimento al caposcuola, recitando le parole come le pensava lui, di tanto in tanto può capitare di accostare un’intonazione, ma sarebbe stupido e sbagliato tentare un’imitazione. Ricordo le ‘parole-chiave’ di cui parlava e, mettendo in pratica il suo insegnamento, può capitare che mi esprima con una melodia ritmica a lui cara”.

Dopo tanti anni di regia, è tornato a fare solo l’attore. In compagnia ci sono Antonio Casagrande, Maria Basile Scarpetta, interpreti importanti della nostra tradizione, Massimo Masiello, che con altri giovani artisti, rappresenta la nuova generazione. Ha formato una sua compagnia?

“Non proprio. Si cerca di fare quel che è permesso in questo momento difficile. Con la Global produzione e con Renato De Rienzo tentiamo una nuova avventura. Ci autogestiamo e speriamo di fare cose interessanti”.

Altri progetti?

“Quest’anno siamo impegnati nella tournée che toccherà Milano, la Calabria, la Basilicata, la Puglia. Ma il mio sogno è quello di poter realizzare una stanzialità del teatro di Eduardo, come avviene in ogni capitale della cultura. Come con Shakespeare in Inghilterra”.

Ha lavorato con tanti registi, non solo partenopei, con Proietti, Albertazzi, ma non ha mai lasciato Napoli.

“La mia città è la tana, il nido nel quale tornare sempre. Con la speranza che si smetta di farsi la guerra. Mi auguro che gli artisti stiano più vicini, che ci si possa sostenere unendosi, che si possa tirare insieme ‘la carretta dello spettacolo’”.

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