La mostra anticlericale al PAN

La mostra anticlericale al PAN

Qualche anno fa a Pompei, in occasione del primo pride regionale nella città mariana, alcuni religiosi organizzarono un gigantesco rosario di gruppo in piazza, ovviamente riparatorio, con boe di plastica bianca al posto dei simbolici grani. Martedì 28 settembre a via dei Mille a Napoli, sotto il PAN (Palazzo delle Arti di Napoli), si è ripetuto qualcosa di simile con associazioni religiose e con i cosiddetti “madonnari”, gli artisti di strada che dipingono le Madonne coi gessetti: teli, stuoie e colori da una parte, preghiere, manifesti e gente inginocchiata dall’altra. Eppure il mese dei pride è ormai passato, e il dibattito sul DDL Zan si è arenato, coperto persino dal rumore di fondo di no vax e green pass. Non sono emersi nemmeno temi LGBT nella campagna elettorale per le comunali a Napoli. Ad agitare l’opinione pubblica cittadina stavolta ci ha pensato la mostra al PANCeci n’est pas un blasphème”, aperta al pubblico dal 17 al 30 settembre 2021, foriera di polemiche e scandalo per le opere esposte e per i temi trattati.

Antonio Mocciola, che in una stanza della collettiva ha esposto con Carlo Porrini, Gian Paolo Bocchetti ed Emanuela Pone 40 scatti in bianco e nero del progetto “Vittime di Dio”, ha provato a dire la sua in merito a questo “Festival delle arti per la libertà di espressione contro la censura religiosa” e alla luce di tutto il battage mediatico derivato.

Mocciola, chi sono le sue “vittime di Dio”?

“Le vittime di Dio” sono gli eretici, dissidenti, contestatori che la Chiesa Cattolica dal 1088 al 2021, insieme a quella Anglicana, ha condannato, combattuto e il più delle volte ucciso a causa delle idee e delle istanze avanzate nel corso dei secoli. Coltivavano dubbi e teorie invise al potere, oppure erano atei e agnostici, critici nei confronti delle Istituzioni che, spinte dalla paura, li ha giustiziati mandandoli al rogo, soprattutto nei secoli della Controriforma e dell’Inquisizione Spagnola. Spuntano anche i nomi di alcune vittime dell’Isis e del fondamentalismo islamico, perché alla fine gli integralismi si assomigliano tutti nella Storia delle tre grandi religioni rivelate”.

A proposito di Storia e di anniversari importanti, si è celebrato da poco il ventennale dagli attentati dell’11 settembre, con cui il millennio è iniziato, e nel peggiore dei modi si potrebbe dire.

“Molto spesso i popoli hanno agito invocando entità superiori, quasi con sfumature militari, e per motivi politici e economici completamente slegati dalla fede che, a mio avviso, è solo una consolazione per alleviare il dolore dell’esistenza. Da agnostico non comprendo l’accanimento contro la nostra operazione artistica, fondata sulla libertà di espressione in uno Stato laico e aconfessionale. In una città che è già ricca di immagini, statue e simboli religiosi c’è e ci può essere spazio per tutti alla fine”.

Uno scatto di Antonio Mocciola in mostra

Mache cosa è accaduto di preciso? C’è da aggiungere l’ultima notizia sull’annullamento da parte del PAN della performance di Azcona, prevista per il finissage del 30 settembre.

“Alcuni artisti anonimi, estemporanei, indipendenti hanno affisso dei manifesti abusivi in città riguardanti la nostra mostra, e soprattutto a tema Disney e Topolino, nel tentativo di screditarci forse. I cattolici poi martedì mattina hanno ingaggiato i madonnari per una sorta di flash mob che chiedeva rispetto e il perdono per le nostre anime. Probabilmente non hanno capito che la blasfemia non è sinonimo di bestemmia, e che il nostro è un messaggio di libertà contro il potere clericale. Azcona ne è stato vittima in prima persona, abusato e molestato fin da piccolo dai preti in Spagna. Persistono purtroppo ancora tante piccole dittature religiose nel mondo, così come in Italia, dove il mood generale è piuttosto sedato, narcotizzato, avvolto da un sonno specialmente qui a Napoli. Le polemiche della Chiesa mesi fa sul DDL Zan, che ha scomodato addirittura il Concordato, ne sono state l’esempio”.

Le sue sono foto ironiche, drammatiche, in un bianco e nero a volte morbido e in altri casi più contrastato.

“Citano la classicità, da Fidia a Michelangelo con la Pietà, e il mio tentativo è stato soprattutto quello di far parlare la nudità, al pari della statuaria di Canova, coi nomi di un passato tragico, fatto di roghi e condanne. Il bianco e nero richiama l’antico, ma le scritte e i tatuaggi ci riportano subito alla modernità, all’attualità: uno shock visivo per capire il presente e per non perdere di vista la lotta contro intolleranze e censure”.

Ma queste vittime, secondo lei, erano esasperanti, per citare una delle recenti uscite pubbliche (improvvide magari) sui media a proposito del femminicidio?

“Sicuramente l’eresia esasperava il potere all’epoca, così come oggi rivendicare un diritto di contestazione non violenta come quella dell’arte stressa e sta stressando il fanatismo cattolico di turno”.

 

 

 

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