La PFM omaggia De Andrè

La PFM omaggia De Andrè

Quarant’anni fa una memorabile tournée, diventata “Fabrizio De André e Pfm in concerto” (vol.1 e 2), è stata un enorme successo di pubblico e di critica, una pietra miliare della canzone d’autore e del rock. A vent’anni dalla scomparsa di Faber, oggi la Premiata Forneria Marconi lo ricorda con affetto, stima e gioia con il tour mondiale “PFM canta De Andrè – Anniversary”, che ha riscosso un travolgente successo dal Giappone alle Americhe passando per il Regno Unito, per poi fare tappa in Italia durante tutta l’estate.

On stage Franz Di Cioccio (batteria, percussioni e voce), Patrick Djivas (basso), Lucio Fabbri (violino, tastiera e chitarra), Roberto Gualdi (batteria), Alessandro Scaglione (tastiera, voce), Marco Sfogli (chitarra elettrica), Alberto Bravin (tastiere aggiuntive, chitarra acustica e voce), Michele Ascolese, chitarrista storico di Faber, e il gradito ritorno alle tastiere di Flavio Premoli.

Nella tappa napoletana in un Teatro Augusteo gremito, Di Cioccio è vulcanico front man che racconta di De Andrè, della loro amicizia, e canta e balla con la solita energia da rocker senza età. Subito si entra nel grande concerto con un’emozionante “Bocca di Rosa”, e l’emozione aumenta sulle note de “La guerra di Piero”, un unico coro, e “Andrea”, grande momento di verve nel quale spicca la fisarmonica, con lunghi applausi per Premoli, seguite da una carrellata di altre perle: “Un giudice”, “Rimini”, “Giugno ‘73”. Il cuore del concerto è per il concept album “La buona novella” – Di Cioccio ricorda i mitici anni ’70 della band, “quando eravamo capelloni, scapestrati, session men per vivere e ci chiamò Gian Piero Reverberi”.

Si chiamavano I Quelli, gruppo più beat che rock, mentre in Inghilterra nasceva il progressive. Di Cioccio incita il pubblico a salire sulla macchina del tempo e a ritrovare il più grande poeta, De Andrè, “oggi in paradiso accanto ad Hemingway e a Lee Masters”. Da “La buona novella” la band ha scelto “L’Infanzia di Maria”, “Il sogno di Maria”, “Maria nella bottega del falegname”, “Il testamento di Tito”. Poi, all’improvviso, i brividi aumentano: nel teatro di ascolta la voce dell’amico fragile, che canta “La canzone di Marinella”. Segue il ritmo travolgente di “Zirichiltaggia” e “Volta la Carta”, la coinvolgente “Amico Fragile”, e gran finale con “Il Pescatore”. Si va via a malincuore per un concerto che si vorrebbe ancora più lungo.

 

Nella foto di Pino Attanasio un momento del concerto

Share