La sfida della comicità in tempi di guerra

La sfida della comicità in tempi di guerra

Nell’ultima puntata del programma satirico di La7 “Propaganda live” il popolare attore comico Andrea Pennacchi ha provato a spiegare con ironia, ove possibile, l’ennesima tragedia della guerra in Ucraina: quella dei soldati russi che si sono ammalati dopo essere stati sottoposti alle radiazioni nucleari della foresta rossa intorno a Chernobyl, dove i superiori avevano ordinato di scavare trincee. Una bella sfida quella di far ridere, e magari far riflettere, di questi tempi bui in cui, come chiosava il suo personaggio, il Pojana, “meno sai, meglio stai e più sei felice”. Ne abbiamo parlato con lui a margine dello spettacolo “Pojana e i suoi fratelli” al Teatro Nuovo di Napoli.

Pennacchi, dopo il covid ci pensa la guerra in Ucraina a dare filo da torcere alla comicità.

Purtroppo è sempre più difficile mettersi a pensare a cosa dire su un palco per far ridere, quando abbiamo tutti un grosso peso sul cuore. Le preoccupazioni sono tante e non si possono nascondere, però c’è anche voglia di evasione, di alleggerimento, e allora la comicità può trasformarsi in una piccola porta che aiuta a comprendere meglio ciò che accade.

Un’arte, quella del teatro, che insieme al cinema sta ancora faticosamente uscendo dalla crisi dovuta alla pandemia.

Vero, ma il palcoscenico si sta fortunatamente riprendendo il suo spazio. La gente torna a teatro ma un po’ meno al cinema, cosa che mi preoccupa non poco, essendo affezionato al grande schermo. C’è ancora voglia di sentirsi raccontare una storia, che sia per immagini o attraverso le parole, ma forse il pubblico cinematografico si è solo un po’ troppo abituato al divano di casa, alla home tv, all’on demand insomma.

Con lo spettacolo dedicato al Pojana, sua creatura storica, la comicità veneta fa tappa a Napoli e inevitabilmente si confronta con la grande tradizione di questa città. Punti di contatto e differenze tra Veneto e Napoli?

Sono due grandi tradizioni che, a partire dalla Commedia dell’Arte, si sono spesso incrociate, con tante somiglianze ma anche peculiarità, conservando la comune attenzione nei confronti della natura umana. Le divide la lingua, ovviamente, che per entrambe rappresenta una sonda capace di scovare tutto quello che ci lega al resto dell’umanità. Mi dispiace solo che la vena di un tempo, almeno da noi al Nord, si sia un po’ esaurita e assestata sul Goldoni, senza più i proficui scambi di una volta tra la Laguna e il Golfo. Ma ho fiducia ancora nelle nuove generazioni e nei lavori interessanti che talvolta mi capita di ascoltare.

 

 

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