La violenza scioccante di Stone

La violenza scioccante di Stone

Il ruolo della violenza nel cinema è sempre stato oggetto di discussione; sin dagli albori della settima arte, essa è stata censurata e nascosta. Col passare del tempo questa stretta si è allentata e censure e divieti sono diventati sempre più morbidi. Però, quando nel 1994 Oliver Stone completò il suo “Natural born killers” e lo mandò alla MPAA (l’associazione che si occupa del sistema di classificazione delle pellicole negli USA), fu costretto a tagliare alcune scene per non vedere apposto alla sua opera il famigerato rating NC-17: vietato ai minori.
Scrisse a riguardo Roger Ebert: “Potrei indicare almeno una dozzina di film recenti più violenti che hanno lasciato la MPAA indifferente, ma Stone ha scoperto un nervo, perché il suo film non è sulla violenza, è su come noi percepiamo la violenza. Ed è questo che è davvero scioccante”. Ciò che dice il critico è vero. A partire da un soggetto pesantemente rimaneggiato di Tarantino, il regista newyorkese ritrae Mickey e Mallory Knox (Woody Harrelson, Juliette Lewis), una coppia di pazzi assassini, la cui gioventù è stata scandita da abusi e soprusi. Dopo una prima parte dedicata al rapporto tra i due, oltre che a una lunga serie di omicidi, nella seconda ora del film si approfondisce sul serio il tema portante della pellicola: il modo in cui la violenza viene raccontata dai media.
L’altro personaggio chiave del film è infatti Wayne Gale (Robert Downey Jr.), conduttore di un programma sui serial killer, capace di riscuotere un enorme successo di pubblico. Stone gira il tutto con il solito piglio: il suo obiettivo è provocare una reazione nello spettatore, sempre. In “Ogni maledetta domenica” dirige una partita di football come se fosse una guerra e l’approccio in questo (in italiano) “Assassini nati” è lo stesso: usa i più svariati formati cinematografici, si serve di un montaggio ipercinetico, arrivando a più di tremila stacchi (un film medio ne ha tra i 600 e i 700), facendo di tutto per colpire chi guarda. Questo gli attirò delle critiche apparentemente giustificate. Si disse che Stone fosse incappato nello stesso errore che denunciava, la spettacolarizzazione della violenza a fini commerciali. Ma non è così: il film è una satira di tutto ciò. L’autore riprende i luoghi comuni più tipici, dall’infanzia di abusi del serial killer al conduttore televisivo per cui ciò che conta è solo l’audience, mescolando il tutto per generare un’opera eccentrica e dalla forma spiccatamente postmoderna.

Joker

Certamente complessa da decodificare, la pellicola dimostra comunque un grado di consapevolezza superiore ad altri film simili. Il recentissimo Joker, che tratta un tema per larghi tratti riconducibile a quello di “Assassini nati”, pur avendo nel cinema di Scorsese il suo referente diretto, sembra essere assai meno conscio della propria carica eversiva (il che forse è stato anche motivo del suo strabiliante successo). Dunque, a distanza di più di 25 anni l’opera di Stone è ancora pienamente fruibile, oltre che interessante, non solo sotto l’aspetto formale, ma anche per ciò che intende denunciare.

Angelo Matteo

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