La vita sul tavolo verde

La vita sul tavolo verde

Chi non ricorda il bel film di Pupi Avati, Regalo di Natale, e il suo cast strepitoso composto da Carlo Delle Piane, Diego Abatantuono, Alessandro Haber, Gianni Cavina, George Eastman?

Il regista Marcello Cotugno, con l’adattamento teatrale di Sergio Pierattini (produzione “La Pirandelliana”), lo ha trasformato in un magnifico spettacolo teatrale, che sta riscuotendo, da tempo, meritata e ampia fortuna con un numero incredibile di repliche.

A Napoli ha emozionato il pubblico del Teatro Nest, in uno spazio che consente di partecipare intensamente alle vicende di quattro amici e di un avvocato “pollo” da spennare al poker, grande metafora della commedia dolce amara della vita.

Immaginato negli anni ‘80, lo spettacolo teatrale è ambientato nel 2008, anno della crisi economica mondiale e, conseguentemente, del boom delle ludopatie e della febbre del gioco d’azzardo, che ha distrutto tante famiglie.

La storia si svolge la notte di Natale, nella quale si riuniscono quattro amici di vecchia data: Lele (Giovanni Esposito), Ugo (Valerio Santoro), Stefano (Gennaro Di Biase) e Franco (Filippo Dini), per giocare una partita di poker: sul piatto, le fortune di tutti e, forse, anche la voglia di rivalsa. Con loro anche l’avvocato Antonio Santelia (Gigio Alberti), un ricco industriale famoso per le ingenti perdite al tavolo verde, contattato da Ugo. Franco è proprietario di un importante cinema di Milano ed è l’unico benestante dei quattro. Non ha mai superato l’odio per Ugo, invidioso, che anni addietro gli soffiò l’amata moglie Martina per una storia da poco, la cui “assenza-presenza” affiora durante tutta la piéce e nei dialoghi dei protagonisti. Ugo rimarrà, controvoglia, con la speranza di spennare l’avvocato e poter così ristrutturare il suo cinema.

Lele, giornalista e scrittore carico di rimpianti, sogna di poter finanziare con una possibile vincita il suo libro: personaggio amaro e schietto, è un fiume in piena di battute esilaranti e di disarmante sincerità.

Stefano, che ospita gli amici nella villa di un’amica, ha problemi col fisco e fa da contraltare all’esuberanza di Lele con i suoi silenzi, col suo tormento interiore. L’avvocato, dall’aspetto laido, trasandato, si dichiara un principiante per rivelarsi poi un autentico, spietato avvoltoio. Sono le regole del gioco, e il tavolo verde che gira mostrando i cinque uomini che si giocano il tutto per tutto, ben rappresenta la vertigine, l’alea, la competizione e la maschera che danno il senso del gioco.

Le belle scene di Luigi Ferrigno, con il tavolo da poker girevole, dando il senso del movimento di un’immaginaria macchina da presa, che ruota attorno ai personaggi e la magia delle luci di Pasquale Mari, sottolineano le emozioni contrastanti degli splendidi protagonisti, egregiamente diretti da Cotugno che porta fuori da ognuno il meglio.

Al tavolo della vita siedono l’amicizia maschile, sacra, eterna, di aristotelica memoria, i fallimenti e il conto salato che le nostre scelte ma anche il fato ci presentano.

Lo spettacolo piace e coinvolge grazie anche all’affiatamento degli attori, alla complicità che si è creata tra loro.

Una commedia imperdibile.

 

 

Share