Le Voci di Servillo

Una scena  (foto di Fabio Esposito)

Una scena
(foto di Fabio Esposito)

Giunge a Napoli dopo il felice debutto al Thèàtre du Gymnase a Marsiglia del 20 marzo 2013 e una lunga tournée, nel teatro più giusto ad accoglierlo, il San Ferdinando. Le voci di dentro, una delle più note commedie di Eduardo De Filippo, vive una nuova edizione ad opera di Toni Servillo, attore acclamato al cinema e in teatro, che affronta ancora una volta un testo del Maestro. La sua visione originale dell’opera di uno dei più grandi drammaturghi del Novecento, lo porterà in scena in quello che fu il suo teatro dal 2 al 12 gennaio 2014. Quasi un evento, particolarmente atteso per la città e per gli appassionati, che ha registrato il tutto esaurito molto prima del debutto. Toni Servillo, nel ruolo del protagonista Alberto Saporito, è affiancato dal Peppe Servillo per il ruolo di Carlo, suo fratello. Con loro recitano Chiara Baffi, Betti Pedrazzi, Marcello Romolo, Gigio Morra, Lucia Mandarini, Vicenzo Nemolato, Marianna Robustelli, Antonello Cossia, Daghi Rondanini, Rocco Giordano, Maria Angela Robustelli, Francesco Paglino.

Le voci di dentro «è la commedia dove Eduardo, pur mantenendo un’atmosfera sospesa fra realtà e illusione, rimesta con più decisione e approfondimento nella cattiva coscienza dei suoi personaggi, e quindi dello stesso  pubblico. L’assassinio di un amico, sognato dal protagonista Alberto Saporito, che poi lo crede realmente commesso dalla famiglia dei suoi vicini di casa, mette in moto oscuri meccanismi di sospetti e delazioni. Si arriva ad una vera e propria “atomizzazione della coscienza sporca”, di cui Alberto Saporito si sente testimone al tempo stesso tragicamente complice, nell’impossibilità di far nulla per redimersi. Eduardo scrive questa commedia sulle macerie della seconda guerra mondiale, ritraendo con acutezza una caduta di valori che avrebbe contraddistinto la società, non solo italiana, per i decenni a venire. E ancora oggi sembra che Alberto Saporito, personaggio-uomo, scenda dal palcoscenico per avvicinarsi allo spettatore dicendogli che la vicenda che si sta narrando lo riguarda, perché siamo tutti vittime, travolte dall’indifferenza, di un altro dopoguerra morale.» Un affresco corrosivo della nostra società, in cui l’odio e l’invidia sono i convitati di una cena che si consuma ogni giorno tra ipocrisia e corruzione morale.

«Eduardo De Filippo è il più straordinario e forse l’ultimo rappresentante di una drammaturgia contemporanea popolare», spiega Toni Servillo. «Dopo di lui il prevalere dell’aspetto formale ha allontanato sempre più il teatro da una dimensione autenticamente popolare. È l’autore italiano che con maggior efficacia, all’interno del suo meccanismo drammaturgico, favorisce l’incontro e non la separazione tra testo e messa in scena. Affrontare le sue opere significa insinuarsi in quell’equilibrio instabile tra scrittura e oralità che rende ambiguo e sempre sorprendente il suo teatro. Il profondo spazio silenzioso che c’è fra il testo, gli interpreti ed il pubblico va riempito di senso sera per sera sul palcoscenico, replica dopo replica».

 

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