Les Contes d’Hoffmann

Les Contes d’Hoffmann

Successo al Teatro di San Carlo di Napoli per Les Contes d’Hoffmann, il capolavoro di Jaques Offenbach rappresentato in occasione dei duecento anni dalla nascita del compositore, in un allestimento dell’Opera di Montecarlo per la regia di Jean-Louis Grinda. Opéra-fantastique in un prologo, tre atti ed un epilogo, su libretto del poeta francese Jules Barbier, e tratto dall’omonima pièce, è un dramma fantastico basato su tre racconti dello scrittore e compositore tedesco Ernst Theodor Amadeus Hoffmann. I “Racconti” sono la seconda opera del compositore romantico, amato in Francia, famoso per le sue operette, che morì a 61 anni, prima di poterne completare la strumentazione, terminata in seguito da Ernest Guiraud.

Morì in vista della terra promessa”, scrisse Louis Schneider. La prima rappresentazione avvenne all’Opera-Comique di Parigi il 10 febbraio del 1881. “Les Contes d’Hoffmann” è uno tra i titoli d’opera meno frequentati dai teatri, nonostante la sua bellezza. Cast di livello per questa edizione dei “Racconti di Hoffmann” con John Osborn ed Eric Fennell, che si alternano nel ruolo di Hoffmann, Maria Grazia Schiavo e Daniela Cappiello in quello di Olympia, Alex Esposito e Fabrizio Beggi (Lindorf/Coppélius/Dr. Miracle/Dapertutto), Nino Machaidze e Federica Vitali (Antonia), Josè Maria Lo Monaco (Giulietta), Michela Antenucci (Stella), Annalisa Stroppa e Laura Verrecchia (Nicklausse/La Muse), Orlando Polidoro (Andrès/Cochenille/Frantz/Pittichinaccio), Roberto Abbondanza (Crespel), Enrico Cossutta (Spalanzani), Fabio Zagarella (Hermann/Schlémil), Pasquale Scircoli (Nathanaël), Italo Proferisce ed Enrico Di Geronimo (Luther), Federica Giansanti (La mère d’Antonia). Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro di San Carlo Pinchas Steinberg, ammirato per le squisite, impeccabili letture sinfoniche ed operistiche. Lo spettacolo vede anche la partecipazione del Balletto del Teatro di San Carlo. Nella messa in scena grandi voci ben dirette ed una sapiente regia che fonde in un’ambientazione ottocentesca, ben esaltata dagli splendidi costumi di David Belugou, il gotico tedesco, il drame, elementi dell’opéra-comique, dell’operetta e la leggerezza del lyrique. Suggestive, immaginifiche le scene, di Laurent Castaingt, con tende illuminate ad arte, ora rosso acceso nei momenti operettistici, ora blu intenso per le scene più romantiche. Sullo sfondo i palchi del Grand Théâtre de Monte Carlo, il gabinetto del fisico Spalanzani con box a lanterna cinese con imprigionata Olympia, la “bambola automa”, e, pendenti dal soffitto, automi, manichini, animali imbalsamati, elementi in sospensione, fluttuanti tra paradiso e inferno, tra vero e falso, tra sogno e realtà; l’austera casa del vecchio liutaio Crespel, l’epilogo nella taverna di Maître Luther. Tramonta l’illusione d’amore, il romanticismo, e l’artista è destinato a soccombere all’irraggiungibilità del reale, alle passioni amorose distruttive.

Quattro sono le donne di cui s’innamora il poeta, Olympia, Antonia, Giulietta e Stella, a cui si aggiunge Nicklauss, insieme amico, musa, ideale femminino – visioni oniriche. “Questa strana storia ci parla di amore, di sesso, di gioco, di crimine e di tradimenti!” – spiega Grinda – Certamente … ma ci parla soprattutto della condizione umana dell’artista e dei suoi sacrifici per poter accedere al ruolo supremo di creatore. Hoffmann ha tutti i difetti terreni, ma ha talento! Un talento fa paura a lui stesso e che è sul punto di sprecare a causa della sua dipendenza dalle donne, il cui Amore egli cerca disperatamente, l’Amore con la A maiuscola. La sua musa Nicklausse, non può acconsentire che egli sprechi il suo e dovrà accordarsi addirittura con lo stesso Demonio per distogliere definitivamente Hoffmann dal genere femminile, affinché lui possa dedicarsi interamente alla sua Arte: la poesia”. Strepitose le voci del tenore americano John Osborn dalla tecnica, stile e fraseggio unici, uniti a brillanti doti attoriali; il basso-baritono Alex Esposito nei panni di Lindorf, Coppélius, Dottor Miracle e Dapertutto, dalla voce limpida e potente. L’Olympia del soprano napoletano Maria Grazia Schiavo con i suoi ottimi acuti e picchettati conquista il pubblico, così come Antonia, “una cantante”, che ha l’incantevole ugola di Nino Machaidze, il soprano georgiano, impeccabile nel ruolo che interpreta per la prima volta; brava anche Annalisa Stroppa, mezzosoprano abile nell’interpretare ora l’amico confidente di Hoffmann, Niklausse, ora la Musa ispiratrice. Ottima prova dell’Orchestra del Teatro di San Carlo, brillante il Coro, preparato da Gea Garatti Ansini. Dotato di grande intuito teatrale, Offenbach fu geniale musicista, di grande inventiva melodica, spesso incline alla malinconia, come il suo eroe foscoliano, il suo Hoffmann che cerca disperatamente il piacere pensando alla morte.

 

 

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