L’uomo visto da Giacomo Leopardi

L’uomo visto da Giacomo Leopardi

Trasporre in teatro l’opera letteraria di Giacomo Leopardi oggi potrebbe sembrare rischioso. Eppure ci sono riusciti bene Antonio D’Avino e Nello Provenzano, diretti da Mirko De Martino, autore anche della drammaturgia, che hanno messo in scena Le operette morali del poeta recanatese, al Teatro TRAM di Napoli, in replica fino al 31 ottobre 2021.

Dieci su ventiquattro i dialoghi scelti e resi, in un italiano moderno, che raccontano la storia dell’umanità e delle sue speranze, della banalità di alcune scelte, delle mille manie da cui è afflitta.

Ben distinguibili, l’una dall’altra, le pièce, affrontano il tema del senso della vita, del suo perché, della felicità, della morte, affrontandone il mistero con l’uso di pochi oggetti di scena di Giorgia Lauro, che si trasformano ad ogni racconto. Più volte ricorre il tema della felicità, della sua volatilità, della fine della vita, della possibilità che ce ne sia un’altra dopo .

E poi, il ruolo fondamentale della Natura, che ripete incessantemente un gesto scenografico di effetto: versa e riversa ripetutamente sabbia in alcuni imbuti dai quali scende, per poi ricominciare.

Significativo anche il tappeto di suoni e rumori che ambienta e contraddistingue i luoghi dell’azione sul palcoscenico, su cui i due attori si muovono con scioltezza e grande bravura nella recitazione, nei diversi ruoli: un folletto e uno gnomo che discutono della scomparsa del genere umano, un mago che evoca un demone, morti imbalsamati che risorgono, uno scienziato che ha scoperto il segreto della vita eterna.

Uno spettacolo che mostra la grande attualità del testo di Leopardi e, anche se a tratti, tocca l’ironia con giochi di parola, citazioni e parodie, lascia comunque quel sapore di pessimismo che caratterizza la sua scrittura.

 

(La foto è di Valentina-Cosentino)

Share