I CENTO ANNI DI MARIO FESTA

Avrebbe compiuto cento anni il 4 ottobre prossimo. Mario Festa, pianista, musicista, direttore d’orchestra, ha lasciato un segno nel panorama musicale napoletano, nazionale, internazionale. La sua è una storia che comincia prima della guerra.

Figlio d’arte, non ha mai avuto dubbi: la sua vita sarebbe stata dedicata alla musica. Il padre Vincenzo suonava nella banda municipale, il fratello Carlo era primo contrabbasso al teatro San Carlo di Napoli, il fratello Oscar suonava la batteria e la tromba, e poi, in seguito un nugolo di nipoti, che hanno espresso il talento di famiglia.

Dopo aver frequentato il Conservatorio partenopeo di San Pietro a Majella, comincia subito ad esibirsi in teatri napoletani e nazionali. Va in Africa a sollevare il morale dei soldati in trincea.

Terminata la guerra, l’arrivo degli americani porta un nuovo sound, che fa impazzire i giovani. Musica moderna, ritmo e allegria dopo un periodo buio. Il genere ha subito successo, si suona e si balla nei locali italiani e, anche a Napoli, i gruppi riescono a lavorare sui nuovi stili. Boogi boogie, rock and roll, canzoni nuove o riadattate cambiano il mondo giovanile.

Mario Festa è pronto a lanciarsi in questa sfida, fa ballare i tasti del pianoforte, di cui diventerà abile maestro.

Ma il suo desiderio è dirigere un’orchestra. E ce la farà. La prima occasione gliela offre il poeta Enzo Bonagura, che gli affida la direzione in un suo spettacolo di arte varia e canzoni. Ha appena diciassette anni. Da allora è un crescendo d’impegni: nel ’37 sostituisce Ernesto Tagliaferro nel vecchio teatro Fiorentini a Napoli. Nel ’44 è scelto dal Comando americano a dirigere un ensemble di quaranta elementi.

Ma è tanto creativo da comporre proprie melodie per canzoni, da “Luna marinara” del ’41, successo mondiale per le voci di Carlo Buti, Luciano Tajoli, Oscar Carboni, a “’A bonanema ‘e ll’ammore” (Festival di Napoli 1955), “Pe’ ‘nu raggio ‘e luna” (Festival di Napoli 1960), “Tu iste ‘a Surriento” (Piedigrotta 1962), “Sulo pe’ mme e pe’ tte” (Festival di Napoli 1967), “’O trapianto” che ha vinto il festival di Napoli del 1968. Una è entrata nel repertorio classico: “Lusingame”, lanciata da Tina De Mola, ancora oggi gettonata e interpretata da diversi cantanti, tra cui Angela Luce.

La giovinezza è fatta d’incontri importanti, da Totò ai fratelli Taranto. Con Nino, affermato attore comico negli Anni Sessanta, gira il mondo. Da Napoli, si parte per le tournée nazionali e internazionali. Per la prima volta si va oltreoceano. Con la moglie Irene, la compagna di tutta la vita, raggiunge l’America, dove il teatro napoletano riscuote un successo insperato. Mario Festa, è il maestro personale di Nino Taranto. Per lui compone ed esegue le musiche di tutte le riviste e tanti pezzi rimasti famosi. Ne arrangia canzoni e macchiette. Una per tutte: “Ciccio Formaggio”, rimasta nella storia e conservate nell’Archivio storico della Rai.

La sua è una vita costellata di successi, ma anche di delusioni. “Con la sua bravura…” Quante volte si è detto, ma la strada dell’artista è dura e costellata d’insidie e trabocchetti. Troppo limpido, corretto, umile, non arriva ai vertici televisivi, il grande motore del successo, che a tanti ha dato una notorietà oltre misura.

Di aneddoti ne avrebbe da raccontare: da quando frequentava con i fratelli quello che poi sarebbe diventato il Principe della risata. Ancora sconosciuto, il grande Totò passava con loro i pomeriggi e le giornate, creando, forse inventando già le sue mitiche figure cinematografiche. Un rapporto che ha arricchito tutti reciprocamente.

Mario Festa ha composto tante melodie, centinaia di arrangiamenti, tra i lavori più recenti c’è il cofanetto dedicato a Totò da Vincenzo Mollica, per il quale ha musicato alcune poesie del principe De Curtis, affidate alla voce di Nunzio Gallo.

Chissà quanto altro ancora avrebbe potuto regalare agli appassionati e all’arte se il 18 maggio del 1994, a 84 anni, non avesse, con dolcezza come sempre, lasciato la vita e i suoi ricordi.

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