Mario Franco

Mario Franco

In occasione della presentazione del docufilm “Hans Werner Henze: la musica, l’amicizia, il gioco”, di Nina Di Majo, presentato a Casa Morra a Napoli, abbiamo posto qualche domanda a Mario Franco, esperto e curatore di una ricca collezione. Gli Archivi Mario Franco comprendono libri, cataloghi, fim in pellicola, in DVD, in vari formati sia analogici che digitali; in dischi e CD musicali prodotti o collezionati in circa cinquant’anni di attività, promuovendo cinema d’essai e cineclub e collaborando con le gallerie che hanno determinato la più recente storia artistica della città come, tra gli altri, Amelio e Morra.

Franco, che cosa pensa della situazione attuale del cinema di qualità con le nuove produzioni di Netflix, Sky, Amazon?

“In realtà con il cambiamento generale che c’è stato nel cinema e nei nuovi modi di fruizione, alcune di queste società si sono rivelate molto importanti per il cinema d’autore, basta pensare a Roma (di Alfonso Cuoròn), a produzioni italiane come L’amica geniale e In nome della rosa. Quindi in linea di massima bisogna pensare che il cinema in sala non è destinato a sparire ma a diventare un prodotto destinato a lanciare le produzioni che hanno un pubblico di appassionati”.

Vuol dire di nicchia?

“No, anche perché il cinema continua ad essere molto popolare, però è anche vero che con i nuovi schermi, che danno una possibilità di visione a grandissima definizione e con le società che trasmettono in 4K, la ricezione casalinga non è più ridotta ma di alta qualità. A questo punto posso dire che aveva ragione Bertolucci che vedeva in queste fruizioni anche lati positivi non soltanto, diciamo così, una riduzione”.

Ma questi nuovi prodotti non puntano più sui serial che è difficile portare sul grande schermo?

“I corsi e ricorsi storici riguardano anche questo segmento. Lo ritroviamo pure alle origini dell’arte cinematografica. I serial fanno affezionare il pubblico ad un prodotto o a un gruppo di autori, ad una storia e da questo punto di vista, non sono mai mancati”.

C’è paura del cambiamento nel settore?

“Sì, ma è ingiustificata. I cambiamenti hanno sempre, come succede inevitabilmente, spaventato i tradizionalisti. Pensiamo alle lotte che vi furono in Inghilterra, quando spuntarono i primi tram elettrici da parte di quelli che portavano i cavalli. Non è detto che si vada sempre meglio, però sicuramente i cambiamenti non si possono arrestare, perciò tanto vale cercare di capirli e cavalcarli nella maniera giusta”.

Giancarlo Giacci

 

 

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