Mauro Giancaspro

Mauro Giancaspro

Mauro Giancaspro

Mauro Giancaspro

Martedì 17 maggio alle ore 18.30, presso il Grand Hotel Parker’s di Napoli, Mauro Giancaspro incontra stampa, lettori e amici in occasione della presentazione della sua ultima opera letteraria, edita da Alessando Polidoro, Il vecchio che parlava alle piante. Partecipano l’Associazione degli ex alunni Istituto Pontano, lo storico dell’Arte Tomaso Montanari, gli scrittori Maurizio De Giovanni e Dino Falconio. In esposizione il grande trittico “Il bosco incantato”, opere dell’artista Antonio Nocera, che ha realizzato in esclusiva la copertina del libro. L’autore, già direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, trasmette ai giovani la sua sete di sapere, il suo amore smisurato per i libri. Ai lettori di NT-Notizie Teatrali racconta la sua ultima fatica letteraria.

La storia de “Il vecchio che parlava alle piante” si svolge nell’Abbazia di Massombrosa. Lei è un visitatore appassionato del Museo delle spezie dell’Aboca di Sansepolcro. Il protagonista del suo romanzo, padre Gregorio, parla con le piante.

“Massombrosa è un nome evocativo, di pura fantasia. Questo nuovo libro è un racconto che contiene una vena di fiabesco, con lo sguardo rivolto all’attualità. Invito tutti a recarsi a Sansepolcro (Arezzo) per visitare l’Aboca Museum, con l’incredibile Sala delle Spezie con le erbe appese al soffitto ad essiccare, l’officina alchemica, una farmacia ottocentesca, erbari ma anche antichi e pregevoli strumenti musicali. Ne Il vecchio che parlava alle piante esiste un segreto del monaco protagonista, padre Gregorio, che si svela nel rapporto che ha con le piante. L’elemento di attualità è l’intervento fatto per trasformare l’Abbazia in un complesso turistico, snaturando per sempre la biblioteca. Poi c’è un elemento fiabesco, con un doppio finale che verrà scelto dal lettore”.

Non c’è da stare allegri sul futuro della fruizione culturale: lei però non si arrende.

“Tendenzialmente sono ottimista, come dimostrano le mie battaglie condotte quando ho diretto la Biblioteca Nazionale di Cosenza e la Biblioteca Nazionale di Napoli. Sono fiducioso nelle risorse umane, soprattutto nei giovani. Il problema è che oggi hanno perso la voglia di arrabbiarsi. Noi speravamo che sarebbe cambiato tutto con il ’68. Quando è caduto il Muro di Berlino nessuno si è commosso. I giovani hanno perso anche la voglia di sognare. La piazza piena per Santana, l’entusiasmo per i Beatles, il Festival di Woodstock, l’Isola di White, il prog rock con i magnifici Emerson, Lake & Palmer, soprattutto con l’affabile Keith Emerson, che hanno trascritto i “Quadri di un’esposizione” di Mussorgsky trasformandoli in una raffinatissima versione musicale con il meraviglioso album “Picture At An Exhibition”… Dove sono finiti?”.

Si evince la sua passione per la musica a 360°. Compare anche nei suoi libri?

“In “Il vecchio che parlava alle piante” c’è uno spazio musicale per Gregorio che inizia a cantare la sesta sinfonia “Pastorale” di Beethoven, a caccia dell’antico radiogrammofono, i dischi vecchi e decrepiti che conserva. Meravigliosi! I suoni perfetti sono innaturali. Si va perdendo il rito di mettere su un disco, il famoso 45 giri, la capacità di gustarselo: oggi viviamo la sazietà di tutto. Nel mio libro si gode un ascolto attento ai tempi nei quali l’Abbazia era frequentata anche dai giovani”.

Lei è presidente dell’associazione “Amici dei Girolamini”, incredibile biblioteca della quale conosciamo anche le vicende giudiziarie. Nella sua infaticabile promozione della cultura quali nuovi eventi ha in programma per valorizzare questo patrimonio storico di Napoli?

La copertina del libro

La copertina del libro

“La Biblioteca dei Girolamini è bellissima e i suoi libri sono importantissimi! Si tratta soprattutto di testi scientifici. Qui sono stati Gianbattista Vico, Benedetto Croce, come dimostra il suo carteggio con Padre Bellucci, Salvatore Di Giacomo. Vi è custodita una collezione musicale straordinaria del ‘600/’700. L’associazione ne promuove la conoscenza e si impegna a sostenere il restauro costante di preziosi e antichi testi rovinati. Presto presenterò un grande progetto già in cantiere”.

In Italia fioriscono i giallisti: secondo lei è un bene? Quanto è viva la scrittura nel Paese? Quali testi consiglierebbe ai giovani?

“Tutti questi scrittori di gialli fanno benissimo a cimentarsi col genere: abbiamo autori del calibro di Maurizio De Giovanni, Diana Lama, Andrea Camilleri (“La concessione del telefono” è un romanzo bellissimo!). Se scrivono bene, in maniera leggera, il pubblico si appassiona. Ottimi scrittori sono Antonella Cilento, Giuseppe Montesano, Michele Serio, Valeria Parrella e tanti altri: Napoli sta esprimendo presenze di letteratura ed editori giovani che si danno molto da fare per diffondere la lettura. Ai giovani consiglio di leggere Calvino e Buzzati, con i loro due modi diversi di vedere il fantastico, “Tutti i racconti” di Luis Sepulveda, Anatole France, Antoine de Saint-Exupéry con la ristampa de “Il piccolo principe” in una deliziosa collana per ragazzi”.

Un ricordo di Umberto Eco, scomparso di recente?

“Prossimamente devo presentare il suo libro “Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida”. Eco era una persona affabile, coltissima come il suo Guglielmo da Baskerville del “Nome della rosa” che teneva disquisizioni dottissime sul valore della lettura ad alta voce. Dietro questa affermazione è racchiusa la storia del secolo dei borbottanti, dei monaci che dovevano leggere a fior di labbra prima che la lettura diventasse mentale. Il bibliotecario deve conservare, lo speziale mantenere il segreto. Il bel film di Jean-Jacques Annaud con Sean Connery ha veicolato il libro troppo complesso per essere compreso appieno”.

Quando si reca a teatro quale genere preferisce vedere?

“Vado molto volentieri all’Augusteo, perché offre spettacoli belli e divertenti ed è accogliente come il San Carlo, dove seguo la stagione sinfonica, l’opera, il balletto. Indimenticabile l’Aida che vidi da studente, così come Otello con uno straordinario Mario Del Monaco, fino al recente Stabat Mater di Roberto De Simone, assolutamente geniale nell’introduzione delle fisarmoniche nell’ensemble, nella commistione dei generi”.

 

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