Momix, anniversario al Bellini

Un momento dello spettacolo

Interminabili applausi al teatro Bellini di Napoli dove ormai i Momix sono di casa. Il nuovo spettacolo si intitola Remix,  una vera a propria compilation dei precedenti successi per festeggiare il trentaduesimo anniversario della celeberrima compagnia osannata in tutto il mondo.“Passion”, “Baseball”, “Opus Cactus”, “Sun Flower Moon”, “Bothanica”, incantano il pubblico che assiste sempre a spettacoli di danza e visioni poetiche, ironiche, surreali, alla perfezione di coreografie e movimenti. Moses Pendleton, il geniale inventore della compagnia e direttore artistico, presenta nuove suggestioni poetiche: “Baths of Caracalla”, colonna sonora “Reverence” di David e Steve Gordon (da “Buddha Lounge”), “If you need somebody”, con musica di Johann Sebastian Bach e “Duets”, su “Wonderland” di Warp Technique.  “L’idea iniziale – spiega Pendleton – era quella di danzare su un r’n’r dinamico, con pezzi di non oltre tre minuti, per mostrare i nostri elementi fondamentali: passione, mistero, fantasia”. Il regista e coreografo, apprezzato in tutto il mondo con i Momix, è cresciuto in una fattoria del Vermont, suggellando così un legame simbiotico con la natura circostante, col regno animale e vegetale. L’acqua, il vento, i raggi del sole, gli uccelli, i minerali, tutto diventa fonte d’ispirazione, da tutto la compagnia trae energia e spunto per raccontare l’interconnessione dell’uomo alla terra, agli altri viventi. Nello spettacolo, che si avvale anche del contributo del condirettore artistico Cynthia Quinn, si spazia dall’origine delle specie al Paradiso terrestre, ai giochi di calendule avvolte nel tulle arancione, nella coreografia “Marigolds” ai corpi fluidi di “Tuu” destinati a con-fondersi, a diventare uno. Emozioni intense con i ballerini che diventano uccelli, ragni, omini e quant’altro l’immaginazione e il gioco sapiente di luci riescano ad inventare. Una padronanza assoluta con attrezzi ginnici particolari, ruote, tubi, costumi, ombre, luci fluorescenti, che precipitano in una dimensione altra, misterica, ancestrale. Intensi anche “Sputnik”, “Geese”, “Dream Catcher”, “Acqua Flora”, “Table talk”, coreografia tutta inventata attorno ad un tavolo: in fondo, occorrono solo la immensa plasticità e fantasia del corpo e della mente, uno spunto per inventare un momento coreutico. Altra emozione regala una danzatrice con il suo volteggiare che fa magicamente aprire un immenso copricapo che la sovrasta/contiene, omaggio al sufi pensiero e ad una dimensione mistica dell’universo. Gran finale con la consueta ironia con ballerini legati a fantocci per danzare su una versione particolare del Secondo Concerto Brandeburghese di Bach. Come sempre splendidi i costumi curati da Phoebe Katzin, Moses Pendleton, Cynthia Quinn.

Pendleton, insignito della qualifica di Accademico della Filarmonica romana, sta già immaginando il prossimo lavoro, sempre in azione per offrire “uno scambio reciproco di piacere e bellezza” al pubblico. Si va via a malincuore e i Momix, invece di concedere bis, danzano ancora, saltano, piroettano sul palco, accennano persino ad un movimento di “Gangnam Style”… Potenza dell’immaginazione fervida, onnivora, che trasporta in un immaginario altro con la leggerezza di piume al vento.

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