Napoli, torna il Nabucco

Napoli, torna il Nabucco

Dopo ventuno anni torna al Teatro di San Carlo di Napoli il Nabucco di Verdi, dramma lirico in quattro parti, libretto di Temistocle Solera, dal balletto di Antonio Cortesi Nabuccodonosor e dal dramma di Auguste Anicet – Bourgeois, Nabuchodonosor. La prima recita del Lirico è stata dedicata alla voce indimenticabile di Montserrat Caballé, soprano spagnolo fra i massimi riferimenti per la lirica del nostro tempo, scomparsa lo scorso 6 ottobre. Capolavoro giovanile di Verdi, che andò in scena alla Scala, il 9 marzo del 1842, torna al San Carlo nell’allestimento del Teatro dell’Opera di Roma, proposto nella Capitale nel 2011 con la direzione di Riccardo Muti ed evento delle celebrazioni per i 150 anni dalla dichiarazione dell’Unità d’Italia. Firma la regia Jean Paul Scarpitta, direttore Francesco Ivan Ciampa, trentaseienne, avellinese, chiamato a sostituire il leggendario Nello Santi. Le luci sono di Urs Schönebaum, i bei costumi di Maurizio Millenotti. L’allestimento è del Teatro dell’Opera di Roma. Giovanni Meoni (e Sebastian Catana) interpreta Nabucodonosor; Antonello Palombi (Marco Miglietta) Ismaele; Rafal Siwek (Sergey Kovnir) è Zaccaria; Anna Pirozzi (Susanna Branchini) è Abigaille; Carmen Topciu (Rossana Rinaldi) è Fenena; Gianluca Breda il Gran Sacerdote; Antonello Ceron è Abdallo; Fulvia Mastrobuono è Anna. Felice battesimo sul podio del Lirico per Ciampa che regala una direzione appassionata, rigorosa, priva di strette agogiche dell’opera che non richiede sottolineature drammaturgiche ma tempi sostenuti ed un’esecuzione pertinente.

Ottima prova dell’Orchestra e del cast vocale compatto che offre raffinati momenti corali. Eccelle Anna Pirozzi, che interpreta Abigaille, la figura più forte, dalla voce potente, dagli acuti squillanti e bassi timbrati, ora perfida, ora pentita. Estensione, volume, varietà di accenti ne fanno un’eccellente interprete. “Sono nata con Verdi, la sua musica si adatta in modo particolare alle mie corde vocali, sembra sia stata scritta per me”, afferma il soprano che ha cantato ben settanta volte l’opera, tra le interpreti di Macbeth più apprezzate del panorama europeo. “Abigaille – spiega – non è malvagia come Lady Macbeth. Usa la sua forza per raggiungere il potere ma alla fine perdona tutti”. Perfettamente in parte, danno buona prova Antonello Palombi, Ismaele, il baritono Giovanni Meoni, un Nabucodonosor di prestanza scenica e vocale, Carmen Topciu, Fenena, Rafael Siwek, Zaccaria. A lungo applaudito il Coro, preparato da Gea Garatti Ansini, presente in tutta l’opera, che interpreta con calore “Va’ pensiero”, bissato. Le scene disegnate da Scarpitta sono essenziali, con cieli cupi, una piccola piramide al centro, rovine, pochi alberi neri su uno sfondo laminato d’oro, fondali scuri che ricordano le illustrazioni bibliche di Gustave Doré. Scarpitta spiega che ha come ha messo in scena “non il dramma stesso, ma il riflesso che ha nella coscienza”, eliminando elementi trascendenti, per adottare il punto di vista umano. Belli i costumi di Millenotti che richiamano il tallit ebraico e gli abiti scuri dei babilonesi, secondo l’iconografia tradizionale. Lo spirito risorgimentale e il forte impatto politico, l’inserimento di tratti popolari, l’orchestrazione dal respiro epico, l’ampia partecipazione corale, la veemenza vocale bel cimento per le voci temperata dal belcanto danno nuova linfa all’opera italiana. “Se la storia odierna non è più dominata dall’intolleranza, allora Babilonia non sarà caduta invano né Verdi avrà composto Nabucco invano!”, conclude Scarpitta. Teatro strapieno fino all’ultima replica.

 

 

 

 

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