Nella magia di favole e leggende

Nella magia di favole e leggende

Interrotto durante le feste natalizie e rimandato ancora una volta, poco dopo essere tornato in scena il 6 gennaio 2022, “A puteca de suonne perdute” doveva restare al Teatro Tram di via Port’Alba a Napoli almeno fino al 9 gennaio. Uno spettacolo magico e pieno di sagace ironia, grazie alla regia dell’attore e regista napoletano Diego Sommaripa che ne ha scritto i testi insieme a Gennaro Esposito, Pasquale Palma, Silvio Fornacetti, Noemi Giulia Fabiano, Tommaso Vitiello e Vittorio Passaro. L’eclettico Sommaripa dal 18 dicembre scorso non si è però limitato alla scrittura e alla messa in scena, dal momento che ha interpretato lui stesso alcuni personaggi della drammaturgia, insieme agli ottimi Vittorio Passaro, Sergio di Paola e Diletta Boné Acanfora, nonché ai giovanissimi Christian Chiummariello e Vincenzo Lettieri, alternatisi nel ruolo del bambino.

Ripescando nelle leggende napoletane, nel mito e nei fatti e misfatti di questa città millenaria, rivivono sul palco figure storiche come quelle del Principe di Sansevero e della Regina Giovanna, assetata d’amore e vittima delle prime fake news della Storia (le calunnie sui suoi numerosi amanti a corte raccontate al fido Fosco); riemerge dal mare il mitico Colapesce, nella versione più squisitamente napoletana della leggenda del ragazzo pesce maledetto dalla madre per le ripetute immersioni (il valente Passaro gli dà l’acqua della vita sul palcoscenico); fino ad arrivare al Monaciello e a Maria La Rossa, la strega di Port’Alba, restituiti al pubblico, accorso numeroso nel giorno dell’Epifania, rispettivamente da Sommaripa e dalla Acampora.

“A Puteca de’ suonne perdute”

Questa produzione di “Resistenza Teatro & Musiciens” fruga pertanto nei testi autorevoli di Benedetto Croce e Matilde Serao per riportare alla luce il passato con l’occhio ironico della napoletanità moderna. Il risultato è un’ora di pura magia artigianale, come d’obbligo in una bottega operosa e trafficata, dove l’ispirazione guida una penna d’oca gigante sul foglio con un’angelica voce di donna, e l’immaginazione esplode letteralmente da un valigione antico. Classico esempio di “play within the play”, il metateatro che a Napoli da secoli è essenza stessa della vita cittadina, immenso teatro a cielo aperto d’Italia, e ben prima che ci pensasse Shakespeare coi suoi gloriosi drammi inglesi. Il bambino stesso, passato con un giocattolo moderno all’interno della “puteca”, e rimandato più volte a scuola dal ruvido bottegaio per i suoi errori grammaticali, svela nel finale il trucco del canovaccio teatrale.

Un copione sospeso continuamente tra creature passate ed emozioni universali, sentimenti antichi e amori intramontabili. È il circo immortale della vita che riflette anche la condizione attuale e precaria delle compagnie teatrali, come sottolineato da Sommaripa nelle note di regia: “Tre attori artigiani, con diverse mansioni e differenti caratteri, sono autori all’opera sul testo stesso che andranno a interpretare, il quale a sua volta col grimaldello del dispositivo elettronico rotto, appartenente al bambino, catapulta lo spettatore in questa cavalcata di sogni perduti e in costruzione, metafore dell’esistenza e dell’immenso lavoro presente dietro ogni rappresentazione”. Il sogno delle sale aperte al pubblico, senza più restrizioni e in totale e assoluta sicurezza, che si spera non debba spezzarsi più. E che per la “puteca” di Sommaripa al momento è solo momentaneamente interrotto, sospeso come i suoi preziosi oggetti e costumi, al pari di un buon caffè da riassaporare al momento giusto che verrà.

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