Nell’attesa che la vita cambi

Nell’attesa che la vita cambi

S’intitola Nerium Park lo spettacolo prodotto da Nuovo Teatro Sanità di Napoli che andrà in scena al Nuovo Teatro Nuovo dal 6 al 10 marzo 2019. Tratto dal lavoro di Josep Maria Miró, nella traduzione di Angelo Savelli, è interpretato da Chiara Baffi e Alessandro Palladino.

La storia si svolge in uno dei complessi abitativi che sorgono appena fuori città, circondati spesso da alti oleandri, nome divulgativo del Nerium oleander. Qui, una giovane coppia, Bruno e Marta, decide di acquistare, con mutuo trentennale, un prestigioso appartamento di nuova costruzione, che appare come un’oasi di felicità immersa tra i nerium, un arbusto con foglie sempreverdi lisce e larghe che produce fiori rosa o bianchi molto abbondanti e aromatici.

La coppia è in un momento professionale e personale particolarmente fiorente, in cui tutto sembra procedere al meglio e la novità della casa non può che rafforzare il legame. Col passare dei mesi, però, i due si accorgono di essere gli unici abitanti del parco, nascosto all’ombra di quel fiore, che ora non sembra più così incantevole, ma quasi ossessivo. Lo spettacolo racconta dodici mesi della vita della coppia, in cui i due non hanno modo di liberarsi di quella casa che nessuno vuole più. Intanto Bruno viene licenziato, il che rende i rapporti all’interno sempre più tesi. A creare una maggiore distanza tra i due è l’irruzione di una strana presenza, che alberga nel caseggiato abbandonato, come una sorta di fantasma della coscienza. Lo strano individuo ossessiona la vita di Bruno e Marta, facendo emergere tra loro profonde discrepanze emotive. Così, quella che sembrava una storia d’amore, allietata anche dalla notizia dell’arrivo di un figlio, si trasforma in un crescendo di tensioni e suspense.

L’opera di Miró racconta quello che si nasconde dietro la cortina fiorita del perbenismo di questi anni, caratterizzati da un distacco umano molto in uso sui luoghi di lavoro, che poi si insinua nei rapporti personali fino quasi a congelarli.

Bruno e Marta hanno tutto per essere felici, ma il mondo intorno a loro improvvisamente si rabbuia. La loro vita è come infestata da quella strana presenza, che si configura soprattutto come un’assenza di empatia, di etica, di lucidità. Ma c’è di più: “Il Nerium Oleander è tossico per il suo contenuto di glicosidi cardiotossici”, per cui quello che all’inizio sembra un invito accogliente, una promessa di felicità che conduce verso la nuova abitazione, si rivela un’erba infestante, che toglie aria e luce, forse anche serenità.

«Ho lavorato sull’attesa — spiega il regista Mario Gelardi —, l’attesa che la vita cambi, che la persona amata torni a casa, l’attesa di un lavoro. L’attesa regina: quella di un figlio. 12 mesi e dodici inizi, come quadri e spaccati di vita. Una vita che comincia sempre lontana dagli occhi dello spettatore, che in questo caso più che mai è un intruso. Ho immaginato un ambiente che da elegantemente essenziale diventa freddo e ostile, un interno che perde bellezza, a mano a mano che i suoi abitanti perdono l’amore. Quello che emerge dal testo e che ho cercato di trasporre in scena è la progressiva perdita di intimità, che corrisponde a un affondo sempre più diretto del pubblico nella vita privata della coppia. In fondo accade sempre così: quando due persone si allontanano c’è sempre qualcuno che assiste alla cosa, più o meno volontariamente. Un vicino di casa che ascolta parole dolorose nascosto dietro il muro dell’appartamento accanto o che vede ciò che non dovrebbe con una fugace occhiata dalla finestra di fronte: nel caso di Bruno e Marta non ci sono vicini. Sono da soli in quel grande caseggiato, isolati. Questa condizione d’isolamento amplifica l’idea di un privato nel quale il pubblico affonda lo sguardo, come se la scena fosse un enorme buco della serratura. Il mondo resta fuori dal bellissimo appartamento di Marta e Bruno. Un mondo dai contorni inquietanti, a tratti neri come un thriller. Velenosi come il nerium».

 

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