Netflix punta sulla Storia

Netflix punta sulla Storia

Il 9 dicembre 2020 è stato distribuito su Netflix “L’incredibile storia de l’Isola delle Rose”, primo lungometraggio di Sidney Sibilia dopo la fine della trilogia di “Smetto quando voglio”. Il film è tratto dalla (bellissima) storia vera di Giorgio Rosa, che sul finire degli anni ’60 costruì oltre le acque territoriali italiane una piattaforma, che dichiarò stato indipendente. Sibilia, con la sua cosceneggiatrice Francesca Manieri, modifica lo spunto di partenza, scrivendo una sceneggiatura che funziona su più livelli.

Giorgio Rosa, interpretato dal bravissimo Elio Germano, è un ingegnere che, incapace di rispettare le aspettative del mondo che lo circonda, decide di crearne uno suo. È così che nasce l’Isola delle Rose, una piattaforma di 400 mq in acque internazionali, che Giorgio difenderà con i suoi amici dagli attacchi dello Stato italiano, e in particolare del ministro degli interni Franco Restivo (un Fabrizio Bentivoglio particolarmente ispirato). A questa vicenda si affiancano poi il ’68, le rivolte giovanili e la storia d’amore tra Gabriella (Matilda De Angelis) e Giorgio.

Il film è estremamente godibile e divertente, soprattutto grazie a un cast nutrito e molto in parte. Le due ore filano via veloci, nonostante alcuni problemi di fondo. La cornice del primo e del secondo atto (Rosa in Consiglio Europeo che racconta la sua storia) non si amalgama molto bene nel flusso narrativo, e soprattutto il film rischia di banalizzare sé stesso quando suggerisce che Giorgio abbia costruito l’isola solo per amore di Gabriella. In questo modo, sminuisce in parte il discorso di libertà e di principio che Giorgio ha portato avanti nel corso della pellicola.

Il manifesto del film

Per il resto, come detto, è un buon film, che rappresenta un ulteriore passo in avanti nella (si spera luminosa) carriera di Sibilia. Ciò che più conta, però, è che è un film che si può senza dubbio definire importante. Prendere una storia vera italiana tanto affascinante, dirigerla con carisma e audacia fa bene al nostro cinema. Ancora una volta dietro questo tipo di operazione c’è “Groenlandia”, la realtà produttiva italiana più interessante del momento.

Il tentativo di produrre cinema di indubbia qualità con risvolti commerciali interessanti e con una gestione delle risorse oculata e intelligente, fa di “Groenlandia” un esperimento quasi inedito in Italia. Fondata nel 2014 da Matteo Rovere e Sidney Sibilia, in pochi anni ha distribuito prodotti quasi rivoluzionari. “Il primo re” e “Romulus”, diretti entrambi da Rovere, testimoniano quanto detto: attingere all’enorme patrimonio storico italiano per raccontare vicende che il nostro cinema ha sempre ignorato, con una attenzione particolare alla possibilità di distribuzione internazionale. Nelle ultime due settimane, oltre all’”Isola delle Rose”, su Netflix è uscito un altro film prodotto da “Groenlandia”, “La belva”. Quest’ultimo è riuscito a conquistare la vetta della classifica dei film più visti al mondo sulla piattaforma, un risultato significativo e da celebrare. Tutto ciò è la riprova che un altro tipo di cinema italiano è possibile, e qualcuno lo sta già facendo.

 

Angelo Matteo

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