Norma, incanta la tragedia romantica

Norma, incanta la tragedia romantica

Una scena

Una scena

Ritorna dopo sedici anni al Teatro di San Carlo di Napoli Norma di Vincenzo Bellini, nel nuovo allestimento con scene di Ezio Frigerio e i costumi di Franca Squarciapino (Premio Oscar per i migliori costumi in Cyrano de Bergerac del ‘91) per la regia di Lorenzo Amato, luci di Vincenzo Raponi. Se il cast del dicembre 1999 era composto da Marina Mescheriakova, Anna Bonitatibus, Sergej Larin, Tomas Tomasson, diretti da Stefano Pellegrino Amato, per la regia di Stefano Vizioli, scene di Susanna Rossi Jost, costumi di Annamaria Heinreich, altrettanto notevole è il cast della messinscena del 2016: protagonista la regina del belcanto italiano Mariella Devia (21, 24, 27 febbraio e 1 marzo), che si alterna con Daniela Schillaci (23, 26 e 28 febbraio); Laura Polverelli e Anna Goryachova interpretano il ruolo di Adalgisa, Luciano Ganci e Stefan Pop interpretano quello di Pollione, Carlo Colombara e Giacomo Prestia vestono i panni di Oroveso, Clarissa Costanzo Clotilde, Francesco Pittari, Flavio. Sette recite tutte sold-out per l’opera che celebra l’amore, tingendo il dramma attinto dal classicismo di Soumet di romanticismo. L’opera di Vincenzo Bellini, che andò in scena per la prima volta al Teatro alla Scala il 26 dicembre 1831, per la prima volta a Napoli il 6 luglio 1833, è capolavoro indiscusso del più puro Romanticismo italiano nonché grande cimento belcantistico.

Tra le splendide voci che si sono alternate nel ruolo di Norma pregevoli soprani e mezzosoprani: Maria Malibran, Ester Mazzoleni, Anita Cerquetti, Leyla Gencer, Elena Suliotis, Montserrat Caballé, Cecilia Bartoli. Altrettanto brillanti le Adalgise di Ebe Stignani, Fedora Barbieri, Fiorenza Cossotto. Tragedia lirica in due atti, composta nel 1831 su libretto di Felice Romani, è tratta da Norma ou L’Infanticide di Louis-Alexandre Soumet (1788 – 1845), pièce in cinque atti, rappresentata per la prima volta a Parigi il 6 aprile 1831. Se in Soumet vi è lo stesso epilogo di Medea, Felice Romani e Vincenzo Bellini stravolsero il finale, salvando i bambini, e chiudendo con il sacrificio volontario di Norma. L’opera, ad un tempo contemporanea nei sentimenti e fedele all’originale nella lettura registica di Lorenzo Amato, è immersa in un’atmosfera onirica dove coprotagonista è la magica foresta immaginata da Vincenzo Raponi, quadro completato dai bei costumi di Franca Squarciapino. “Suggestionato anche da immagini televisive e cinematografiche come quelle de Il Signore degli Anelli e Il Trono di Spade – spiega Amato – ho chiesto ad Ezio Frigerio e Franca Squarciapino di collocare la vicenda in un contenitore fantastico, da leggenda, senza una connotazione storico-geografica precisa”.

Nell’allestimento non vi è la solita dicotomia Galli contro Romani e la mitologia dei Druidi rimane avvolta dal mistero, ben rispecchiato dal bosco, dall’elemento natura che era predominante in Soumet. Nessuna opulenza e sfarzo per tornare alla radice dei sentimenti, del dramma che agita Norma, sacerdotessa e madre, innamorata di Pollione costretta a vivere lo strazio dell’amore di Pollione per Adalgisa. Al dramma personale si sovrappone il dramma di un popolo colonizzato. Eppure l’opera, che si sarebbe potuta leggere in chiave moderna con scene di sangue, kalashnikov e assordanti aerei racconta solo l’amore. “La musica di Norma, un capolavoro, è meravigliosa – afferma Nello Santi, nobilissimo direttore – è un’opera sublime ma difficilissima”.

Le voci sono brillanti e perfettamente in parte: a lungo applaudita Daniela Schillaci, il soprano catanese che si è alternata con Mariella Devia. Toccante la sua interpretazione della celebre cavatina Casta Diva. Gran talento quello di Anna Goryachova nel ruolo di Adalgisa, il mezzosoprano russo dalla voce agile e dall’ottima interpretazione attoriale; toccante il duetto tra Norma ed Adalgisa (la cabaletta “Sì, fino all’ore estreme”) e intensi anche gli altri protagonisti di Norma che ha innovato per sempre lo stile dell’opera italiana introducendo il dramma borghese della famiglia in disfacimento con personaggi complessi, sfaccettati, universali.

 

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