Opere prime: Pier Paolo Pasolini

Opere prime: Pier Paolo Pasolini

Nel 1961 Pier Paolo Pasolini è uno dei più importanti intellettuali italiani. I suoi principali lavori sono, a quel tempo, “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta”, romanzi che raccontano la borgata romana e la vita dei sottoproletari che la abitano. “Accattone”, pellicola girata appunto nel 1961, è il suo esordio assoluto da regista. A differenza di altri cineasti, però, che trovano nel loro primo film la prima possibilità di espressione artistica, Pasolini è in una condizione differente.

Era già un’intellettuale affermato, caratterizzato da un timbro espressivo ben riconoscibile: nel momento in cui esordisce al cinema, dunque, non pone le basi per un discorso che ha da venire, ma prosegue un’operazione di racconto della borgata romana che era già cominciata nelle sue opere letterarie. Come il filosofo McLuhan ha sottolineato nei suoi testi, di contro, “il medium è il messaggio”, e quindi lasciar passare sotto traccia questo esordio di Pasolini al cinema, definendolo una semplice espansione del suo discorso, sarebbe indice di una superficialità imperdonabile. La pellicola del 1961 va dunque analizzata, soprattutto dal punto di vista formale.

Accattone (Franco Citti) è un disoccupato che si fa mantenere da una prostituta. Quando questa viene arrestata egli patisce la fame, ma dopo essersi innamorato di una ragazza, Stella, convince anche lei a prostituirsi. Di fronte al suo successivo rifiuto, Accattone si convince a lavorare, per poi rinunciare poco dopo e darsi a piccoli furti. Nella fuga dalla polizia in seguito a uno di questi reati, trova la morte.

Il manifesto del film

L’impianto programmatico del cinema pasoliniano è segnalato fin dal cast: il regista utilizza attori non professionisti, uomini che non interpretano il sottoproletariato, ma che sono il sottoproletariato nella loro stessa vita. L’obiettivo di Pasolini è filmare i loro corpi, i loro gesti e i comportamenti reali, in un tentativo di cogliere la loro (nella visione dell’autore) purezza e incontaminatezza.

La macchina da presa, al contrario, viene utilizzata in maniera differente: il ricorso continuato a panoramiche, a stazioni (cioè a panoramiche che procedono con soste su personaggi e ambienti) e a carrellate all’indietro che seguono i personaggi nel loro incedere, infatti, rimandano chiaramente a una forma di costruzione dell’immagine di derivazione pittorica, che quindi si svincola dalla tradizionale forma cinematografica.

Il realismo che viene cercato nei corpi e nelle figure dei personaggi è di natura particolare: questo non è infatti di carattere documentario, ma ha una forte componente poetico-religiosa. I personaggi di “Accattone” sono dunque simboli, il protagonista è investito di un’aura di sacralità, ed è questo che Pasolini vuole esprimere. La sua ricerca formale, da regista esordiente, è sbalorditiva, e riesce a delineare le modalità espressive che sfrutterà anche nei suoi lavori successivi.

Angelo Matteo

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