Opere seconde: Bernardo Bertolucci

Opere seconde: Bernardo Bertolucci

HA ISPIRATO LA “NOUVELLE VAGUE ITALIANA”

 

Bernardo Bertolucci è stato ed è un regista noto in tutto il mondo, autore di film ancor oggi celebrati e capaci di generare dibattiti, come “Ultimo tango a Parigi” e “L’ultimo imperatore”. La sua prima esperienza cinematografica fu come assistente alla regia di Pier Paolo Pasolini in “Accattone” e il suo effettivo esordio da regista fu invece nel 1962 con “La commare secca”. La sua opera successiva, “Prima della rivoluzione” (1964), è il film più interessante e ricordato di questo periodo iniziale.

È probabilmente l’opera manifesto della cosiddetta “Nouvelle vague italiana”. La corrente francese in quegli anni era già oggetto di discussione in tutta Europa, con le opere dei vari Truffaut, Godard e Chabrol. Bertolucci fa proprie le conquiste e le trasgressioni formali di quegli autori, raccontando una storia che a detta di molti, insieme al subito successivo “I pugni in tasca” di Marco Bellocchio, anticipa e descrive la generazione che sarà protagonista nella stagione di proteste del ’68.

Il manifesto di “Prima della rivoluzione”

Fabrizio è uno studente borghese di Parma, votato alla causa comunista. Nel prologo del film un suo amico, Agostino, si suicida, generando in lui un profondo conflitto interiore, riguardante la sua condizione sociale e i suoi ideali politici. Quando una sua zia milanese (Gina) raggiunge Parma e, ricambiata, si innamora di lui, i suoi dilemmi esistenziali crescono. Guidato sulla strada comunista da Cesare, maestro elementare, Fabrizio rinnegherà però questi ideali. Infatti non appena Gina, anche a causa dei suoi problemi psicologici, torna a Milano, Fabrizio prende una decisione: conscio di non essere in grado di risolvere il conflitto tra la sua condizione sociale e il comunismo, torna dalla precedente fidanzata, appartenente all’alta borghesia, e chiede di sposarla; il protagonista sceglie la vita che la sua nascita gli impone, abbandonando le cause che fino ad allora aveva abbracciato.

Il personaggio di Fabrizio rappresenta a pieno gli studenti universitari che nel ’68 avrebbero cercato di cambiare dalle radici il sistema costruito dai loro genitori. La regia di Bertolucci è il corrispettivo tecnico di questa rivoluzione da venire: il film è caratterizzato da un montaggio discontinuo marcato, e la macchina da presa tende a soffermarsi molto sulle figure dei personaggi, con primi piani spesso poetici e di grande effetto.

È una pellicola che merita ancor oggi, a distanza di più di mezzo secolo, una attenta visione. E non soltanto per conoscere gli inizi di un grande regista, ma perché “Prima della rivoluzione” è già un film compiuto, capace di anticipare un’epoca e descriverla nel suo farsi.

Angelo Matteo

 

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