Un altro giro: Oscar al miglior film straniero

Un altro giro: Oscar al miglior film straniero

 

In un’edizione un po’ fiacca come quella degli Oscar 2021 l’unico film veramente convincente e dal premio meritato è stato senz’altro il danese “Un altro giro”, di Thomas Vinterberg. Una statuetta sacrosanta per una pellicola che non si dimentica facilmente, passata in sala con la riapertura dei cinema in primavera e ora disponibile su Prime Video a noleggio.

Dopo essere stato battuto da Paolo Sorrentino nel 2014 con “La Grande Bellezza”, Vinterberg agguanta finalmente l’Oscar al miglior film straniero con una storia sopra le righe, bizzarra e grottesca, ma allo stesso tempo dolente e vitalistica. Gli stessi contrasti che un buon bicchiere di vino a tavola sa regalare ai commensali protagonisti del film, amici e colleghi di scuola che decidono di fare un esperimento dagli esiti incontrollabili: assumere graduali dosi di alcol nel corso della giornata per distendersi e incrementare creatività e produttività nel lavoro. Dopo un iniziale piccolo scetticismo il gruppo comincia a dare fondo a scorte di vino, whisky, vodka e birra, con rigore quasi scientifico e raccolta empirica dei dati, nella migliore tradizione del glorioso metodo sperimentale europeo. Le relazioni a casa e in famiglia sembrano migliorare per tutti, anche per chi è in crisi con la moglie come Mads Mikkelsen, – attore feticcio di Vinterberg – e persino il rendimento sul luogo di lavoro, non senza qualche momento comico come il pericoloso scambio di bottigliette d’acqua e alcol, mancato per un pelo nella squadra dei piccoli allievi della scuola calcio. Ma al momento di aumentare le dosi e alzare l’asticella gli effetti collaterali non tardano ad arrivare, mettendo a repentaglio la ritrovata serenità coi coniugi e la reputazione davanti al collegio docenti.

Una scena del film (foto di Henrik Ohsten)

Fino a un triste e doloroso epilogo per uno di loro, il che non offusca però la voglia di vivere e lo slancio vitalistico insito nei buoni propositi iniziali. Come dimostrato d’altronde dal catartico finale sulle note di “What a life”, con lo scatenato Mikkelsen, ballerino improvvisato nella festa di diploma dei suoi studenti. Una danza travolgente che unisce tutti in un comune inno alla vita. Se è vero che bere solo acqua è chiaro sintomo di un segreto da nascondere, l’eccesso di Bacco, derivati e distillati è pur sempre foriero di caos e spirito sovversivo: un autentico golpe nel Nord Scandinavo, associato da tradizione all’ordine e alla moderazione nell’immaginario collettivo.

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