Parla Matthew Lenton

Parla Matthew Lenton

Matthew Lenton torna a Napoli con il pluripremiato e fortunato Interiors. Nuova regia, nuova compagnia per il noto regista britannico, che sceglie anche attori napoletani per ‘guardare’ attraverso i vetri di un appartamento privato.

Lenton, una messinscena diversa da quella di dieci anni fa, anche se il suo messaggio è universale. Quanto conta avere di volta in volta un cast diverso?

“E’ uno spettacolo differente che, pur mantenendo intatta l’idea di base, cambia molto nella nuova edizione. Sicuramente in alcuni elementi della scenografia e, soprattutto, nelle dinamiche che si instaurano tra gli attori che formano il cast. In questo caso ci sono attori napoletani ma lo spettacolo non ha un’ambientazione chiara. Tutto il mondo è sempre un po’ casa. Ciò che conta è quello che accade nell’essere umano. Faccio un esempio: se c’è una barca che solca i mari e le vengono sostituiti tutti gli elementi è ancora la stessa barca? C’è lo spirito della barca originale? La mia domanda è aperta. Devo dire che qui al Sannazaro ho trovato un bel teatro così intimo, evocativo, il feeling che si crea anche nel sentire l’odore del teatro. Davide Pini Carenzi, mio assistente alla regia, l’ho conosciuto qui dieci anni fa. Gli attori si ritrovano per una piccola cena che è la vita stessa, per relazionarsi e cercare connessioni con le altre persone. Questo ce lo spiega un narratore. La stanza deve essere più verosimile possibile ma è comunque un mondo a parte. L’inconsistenza è un elemento molto importante. Gli attori devono stare attenti a non emettere suoni, lavorare su più livelli, sull’azione. Devono essere intuitivi, curiosi: per me sono come bambini. Il loro è un lavoro difficile perché non c’è uno script, un testo ma un video. Ci si domanda: cosa stanno vivendo ora, cosa hanno vissuto, cosa vivranno?”.

Che rapporto ha con la città di Napoli?

“Non so perché è nata questa relazione con Napoli, un posto come nessun altro al mondo, beautiful, crazy! E pizza e vino sono fantastici! Talvolta è difficile viverci ma per coloro che la visitano prima di morire dà una folle energia di vita, una gran voglia di vivere che ha a che fare col vulcano. Molti verranno a vedere Interiors perché amano la produzione e Napoli”.

 

 

 

 

 

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