Premio Annibale Ruccello

Premio Annibale Ruccello

Imma Villa riceve il Premio Ruccello

Imma Villa riceve il Premio Ruccello

Venerdì 4 dicembre al Teatro Supercinema di Castellammare di Stabia si è concluso lo Stabia Teatro Festival, la kermesse di teatro e letteratura ideata dal drammaturgo e pittore Luca Nasuto e realizzata in collaborazione con l’associazione culturale “Achille Basile. Le Ali della Lettura”. Serata di gala con l’attesa cerimonia di consegna dei Premi “Annibale Ruccello”, con le sculture a tema del Maestro Umberto Cesino. Quest’anno la sezione teatrale si arricchisce di un Premio Speciale alla Carriera e di una sezione per la Poesia conferito a Sotirios Pastakas. Pastakas, di Larissa in Tessaglia, classe ’54, una laurea in medicina conseguita in Italia, è traduttore in greco di poeti quali Sereni, Penna, Saba. Il Premio per la Poesia è assegnato da una giuria coordinata da Maria Carmen Matarazzo, presidente dell’associazione “Achille Basile. Le Ali della Lettura” e Luca Nasuto, in collaborazione con Sergio Iagulli di Casa della Poesia di Baronissi e il poeta Giancarlo Cavallo.

Il gala, condotto da Maria Silvia Malvone, è aperto da un medley delle musiche di “Ferdinando”, il capolavoro di Annibale Ruccello, per il quale il musicista Carlo de Nonno compose un prezioso sottotesto. Per la sezione teatrale, coordinata da Monica Citarella, i vincitori sono stati scelti da una giuria presieduta da Giulio Baffi, critico teatrale de La Repubblica e presidente dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro, affiancato dal Presidente Onorario Carlo de Nonno, oggi custode del patrimonio teatrale del compianto drammaturgo di Castellammare; Pasquale Sabbatino, coordinatore del Master in Drammaturgia e Cinematografia della Federico II; Stefano de Stefano, critico teatrale de Il Corriere del Mezzogiorno; Giuseppina Scognamiglio, docente di Letteratura Teatrale Italiana dell’ateneo federiciano; Armida Parisi, caporedattore culturale del Roma; Francesco de Cristofaro, docente di Letteratura comparata dell’Università Federico II.

Il premio Autore di testi rappresentati è stato conferito a Saverio La Ruina, drammaturgo, attore, regista che, insieme a Dario De Luca, ha fondato a Castrovillari la compagnia Scena Verticale, gruppo di ricerca teatrale di spicco nel panorama italiano.

Il Premio Speciale alla Carriera, conferito dal Coordinamento dello Stabia Teatro Festival in accordo con la Commissione teatrale, è assegnato ad Imma Villa, attrice raffinata e di talento che di recente ha emozionato il pubblico con la straordinaria interpretazione di “Scannasurice” di Enzo Moscato per la regia di Carlo Cerciello, lavoro pluripremiato. Un riconoscimento meritato a un’artista che ha fornito prove superbe nel teatro civile e impegnato, diretta da grandi registi, e insieme a Cerciello ha creato, nel cuore di Napoli, un coraggioso presidio della cultura teatrale come l’Elicantropo.

“Massimo Troisi. L’opera che non ha mai scritto” è l’ operazione di scrittura collettiva che ha fatto vincere il Premio Autore Esordiente a Giusy Aquila, Alessandra Autiero, Micol Desiderio, Angela De Simone, Cristiano Esposito, Lucia Granatello, Paola Improda, Anna Mazzagatti, Annamaria Minichino, Gianluca Montanino, Jessica Petacca, Simona Pio, Maria Russo. L’esperimento drammaturgico, frutto del Master in Drammaturgia e Cinematografia della “Federico II”, ha condotto alla creazione di un “testo di testi” a partire dagli spunti offerti dalle interviste di Massimo Troisi, dall’aneddotica e dalla riscrittura di alcuni sketch de La Smorfia. “Volevo diventasse un Premio internazionale (l’avevo promesso a Carlo de Nonno che ringrazio dal profondo del cuore, la Signora Pina mamma di Annibale, il nostro angelo custode, a tutto lo staff, ormai una grande famiglia”, spiega Luca Nasuto.

Gran finale con emozioni regalate dalla straordinaria personalità artistica di M’Bark Ben Taleb. La cantante maghrebina che fa della musica splendido legame tra le culture e i popoli, presenta in trio, accompagnata da Arcangelo Michele Caso, violoncello e bouzouki e da Michele Maione, percussioni e voce, suonando la darabouka, canzoni dal suo lavoro “Passione d’amore”, nello spirito della Favola d’Amore di Herman Hesse, fino ai classici napoletani ai quali conferisce rinnovato splendore. Diventata famosa in Italia con il film “Passione” di John Turturro, fa della contaminazione la sua cifra stilistica. Incantevoli le sue versioni di “Besame mucho”, “Nun te scurdà” (di Raiz), “Indifferentemente”, “Luna Rossa”, “La festa dei Santi”, un ballabile terzinato della sua terra, “Tu sì ‘na cosa grande”, “La vie en rose”, “’O sole mio”, un brano della tradizione siriana e ancora classici, cantati in arabo, napoletano, spagnolo, francese. Perché il mondo è un meraviglioso meticciato culturale-sonoro, una grande, polifonica melodia.

 

 

 

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